Scuola liquida

Scuola liquida   di Fernanda MAZZOLI

(Ed. Sensibili alle foglie, 2017)

Un’analisi critica, ampia e argomentata , della legge 107 del luglio 2015, la cosiddetta “buona scuola”, in cui Fernanda Mazzoli  pone in evidenza come questa riforma  della scuola, in palese contrasto con  la libertà d’insegnamento garantito dall’art. 33 della Costituzione,  si risolve  di fatto in un adeguamento della scuola pubblica alle esigenze espresse, già dal 2001, dalla Commissione europea di cambiare il nostro sistema formativo al fine di adeguare l’apprendimento alle nuove esigenze del mercato del lavoro.

La ricerca puntuale e rigorosa di Fernanda Mazzoli mette in chiaro che le nuove politiche scolastiche sono concepite per trovare attuazione nella cornice delle strategie neoliberiste di “guerra di classe dall’alto”, ovvero una gigantesca campagna di progressiva cancellazione delle conquiste sociali, politiche economiche culturali strappate nel corso del Novecento dalle lotte dei movimenti democratici dei lavoratori”.

Nel sistema neoliberista, ormai affermato a livello globale, non si tratta più di formare “persone “ e “cittadini”, come nella scuola della Costituzione, ma “capitale umano” […] Non più uomini e donne con strumenti e conoscenze intellettuali di spessore per sviluppare la propria personalità in relazione alla complessità e alla molteplicità dell’esperienza umana , ma individui funzionali alle esigenze del  mercato.

In sostanza una scuola direttamente funzionale al mercato, che non deve avere più il compito di formare persone e cittadini inseriti in una pluralità di esperienze sociali, intellettuali affettive, ma che al contrario deve plasmare e  ‘produrre’ lavoratori  e consumatori.

Scuola azienda, quindi, dove impianto verticistico e addestramento alle competenze specifiche si combinano a formare lavoratori poco qualificati, destinati al precariato e allo sfruttamento. Scuola leggera, fortemente impoverita nella sua dimensione formativa e culturale, subordinata alle esigenze immediate del mercato , obbediente al pensiero unico del totalitarismo digitale e tecnologico.

Scuola supermercato, dove allo studente cliente si dispiega un’offerta abbondante allettante e intercambiabile.

Un ambizioso progetto di controllo sociale teso alla privatizzazione della scuola pubblica e che si prefigge una ridefinizione del docente, che la nuova pedagogia di Stato svuota della sua identità culturale e trasforma in animatore, organizzatore , compilatore di schede.

L’analisi realistica di Fernanda Mazzoli risulta uno strumento importante e prezioso per comprendere il senso e la portata   di questa trasformazione, ma si traduce anche in un richiamo all’impegno  personale e civile per  individuare le  opportunità  che possano rovesciare il paradigma di subordinazione culturale al mercato e individuare proprio nella scuola il terreno fertile per un’apertura verso una visione diversa della società e della vita.
Roma, 28 ottobre 2017                                                                Maria Grazia Greco