Premio XVII Edizione : risultati e motivazioni

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE  MONDOLIBRO

(XVII  Edizione)

 

La giuria del Premio Letterario Internazionale Mondolibro – XVII Edizione –
formata da:

Maria Grazia Greco           (scrittrice, saggista, Presidente  Mondolibro)
Guglielmo Sanucci             (teologo, ricercatore, Presidente Gruppo Laico di Ricerca)
Dario Cimaglia                    (Bordeaux  edizioni)
Bruno Leonarduzzi            (Ass.ne Culturale Gruppo Laico di Ricerca)

nella riunione del 27 aprile 2015 ha attribuito i seguenti riconoscimenti:

 

 SEZ.  NARRATIVA EDITA

1° premio                 Giovanna Politi                 Non è stato solo vento           (Kimerik ed)

 

premio                Dario Lombardi                 IN ESTASIA                            (Kimerik ed)

3° premio. ex-aequo       Arturo Bernava           Scarpette bianche                   (Solfanelli ed)

3° premio ex-aequo        Benny Pistone               Il figlio del fiume                    (Vertigo ed)

Riconoscimento speciale  all’opera Qualcosa che il fiume non  travolge (Pietro Macchione ed) di Giorgio Bianchi per gli alti contenuti storici e umani     

 

SEZ.  POESIA INEDITA

Premio assoluto  

Tommaso Calarco              per la silloge                        Un pomo del cazzo

 

SEZ.  POESIA EDITA     

1° Premio        Claudio Prili               Il gioco nascosto                    (Pier Luigi D’Orazio ed)

 

2° Premio        Giovanni Paradiso      Poesia… musica dell’anima   (Talmus art ed)

 

3° Premio        Rodolfo Cernilogar    Parlando d’altro                    (Cicorivolta ed)

 

PREMIO SPECIALE

Massimo Recchioni per l’attività di ricerca storiografica nel segno della Memoria della Resistenza

Riconoscimento a Mario Relandini per il testo “Le innumerevoli nozze della ragazza Karima”

 

________________________________________________________

 

La cerimonia che concluderà la presente edizione del Premio Mondolibro si terrà

Sabato 16 maggio h 16.30 presso la Sala Convegni Stabilimento  “Il Venezia” L.mare  A. Vespucci n.8  –  00122  Ostia Lido  –  Roma

raggiungibile con mezzi pubblici :  treno Ostia Lido da Porta S. Paolo (Piramide) fino al capolinea C. Colombo;
con auto :     dalla Via C.Colombo sino ad Ostia –  50 m. a sx  della  rotonda

dalla Via del Mare sino ad Ostia  –  alla rotonda a sx l.mare sino alla

rotonda C.Colombo 50 mt. dopo.

 

I premi per le sezioni A – E  – F  non sono stati assegnati (art. 8 regolamento).

I risultati del Premio sono stati comunicati a vincitori e finalisti (art.5 regolamento).

I premi, che non potranno in nessun caso essere inviati per posta, dovranno essere ritirati personalmente dagli Autori o da persone da essi delegate per iscritto, esclusivamente nel corso della cerimonia conclusiva (art.6 regolamento)

 

 

 

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE  MONDOLIBRO

(XVII  Edizione)

OPERE PREMIATE
MOTIVAZIONI DELLA GIURIA

 

 

 

NARRATIVA EDITA

 

 

1° classificato     Non è stato solo vento                  (Kimerik ed)

 

di Giovanna Politi                       

 

 

 

Un romanzo molto intenso,  che ha come protagonista l’Amore.

Attraverso la vicenda esistenziale e umana di Rebecca, l’Autrice analizza e declina l’Amore come  sentimento e come sostanza della vita umana. Si intrecciano lungo la narrazione storie di donne che sembrano avere la funzione di ‘materiali’ per argomentare il vissuto interiore dell’io narrante, che si sostanzia appunto nel suo raccontare e ragionare d’amore.

Amore indagato su piani diversi, che si intrecciano, si compenetrano, si appartengono: Amore indagato  sul piano strettamente intimo e personale, Amore indagato sul piano esistenziale speculativo, Amore sviluppato sul piano della poesia. Amore che è poesia e che, proprio in quanto tale, sa dare voce alla Bellezza come categoria di pensiero, capace di mettere tutto in discussione, capace perfino di  scardinare  i piani  temporali.

 “Ammirare tanta bellezza- scrive l’Autrice ci faceva sentire in pace con il mondo… non si può non essere felici dinanzi a certe magnificenze, sarebbe uno spreco di sospiri. E sono quel mucchio di istanti che ci lasciano senza respiro, quelli   che continuano a farci respirare.”

Ecco che allora passato e presente, ricordo e attualità si rincorrono e si intrecciano, alla ricerca di un equilibrio, di un’armonizzazione possibile, senza mai limitarsi a vicenda , anzi acquisendo una dimensione costantemente proiettata alla costruzione di un Futuro che  in questo Presente e in quel Passato si sostanzi e si corrobori.

Lo stile, raffinato e lieve, sa dare voce compiuta a questa congerie argomentata di sentimento, tormento, passione facendosi non raramente esso stesso poesia. E non solo quando l’Autrice inserisce nella narrazione poesie di Montale e proprie prove poetiche. 

 

 

 

 

 

NARRATIVA EDITA

 

 

2° classificato             IN ESTASIA                             (Kimerik ed)

 

di Dario Lombardi    

 

 

Dario Lombardi riesce a formulare lucidamente e impietosamente, in modo personale e originale, la sua  denuncia di un sistema di controllo sociale che purtroppo non è fantasia, né tanto meno fantascienza. Un sistema di controllo sociale che sembra decisamente avviato a essere operativo e operante.

L’ambientazione è un futuro di esseri umani resi  ‘immortali’ dall’assunzione quotidiana di una speciale sostanza farmaceutica che ne prolunga in modo indefinito una  vita indirizzata e gestita in toto da un sistema operativo che ha sostituito sensazioni ed emozioni. Un futuro in cui la televisione ha un ruolo dominante e totalizzante nel rimpiazzare ciò che lo sviluppo tecnologico ha completamente inibito e azzerato negli esseri umani, ormai incapaci di pensiero e di azione,  illudendoli che i loro sogni remoti possano diventare realtà.

Un sistema di controllo sociale crudele nella sua raggelante  pacatezza, capace di elargire illusioni che possano impedire alla persona media di pensare, di comprendere, di operare scelte consapevoli. Una passività pianificata nell’orrore paradigmatico di un reality inusuale che,  al di fuori di schemi ormai svuotati ed esauriti, possa garantire la certezza di  continuare a tenere gli individui  paralizzati in una poltrona, con gli occhi ben puntati sull’  “apparecchio magico”.

Una scrittura incisiva nella sua -ma solo apparente- leggerezza. Una scrittura capace di ‘spiazzare’ il lettore, con il suo altalenare da toni colloquiali, che arrivano talvolta a sembrare svagati, a sprazzi improvvisi di noir che sembrano e  sono in antitesi con una spensieratezza solo apparente. Il tutto costantemente  percorso da una vena di sottile ironia, che si risolve e si decanta nell’appello finale ad affrancarsi dalla televisione, a  riappropriarsi della  propria esistenza cercando e creando occasioni di incontro, di discussione, di espressione.

Ma anche in un richiamo autentico  a ritrovare quella dimensione dei sentimenti che sola può rendere le persone esseri umani nel senso pieno del termine.  

 

 

 

 

 

 

NARRATIVA EDITA

 

3° classificato             Scarpette bianche          (Solfanelli ed.)

 

diArturo Bernava                       

 

 

Un romanzo corale, ricco di figure variegate: “personaggi principali, –scrivel’Autore– un po’ morti, un po’ vivi, un po’ così  così, più morti che vivi, nonché comparse che lasciano il segno”.

Figure variegate, ma tutte infallibilmente ben caratterizzate, ingranaggi  assolutamente funzionali e ben risolti nel dare vita a una trama articolata e complessa, che trova la sua coerente soluzione nel rispondere alle numerose domande che pone al lettore fin dal suo inizio.

Un microcosmo di amori e dolori, equivoci e misteri, segreti e agnizioni  che si intrecciano,  incontrandosi e  scontrandosi nel microcosmo di una piccola comunità di paese su cui incombe il corso della Storia di quel luglio del 1943.

Una comunità sovrastata dal peso di una Storia che risulta  incomprensibile  ai comuni mortali che non l’hanno decisa, ma che pure si trovano a doverne  subire gli effetti,  stretti come sono nella morsa fra ex alleati improvvisamente nemici  ed ex nemici improvvisamente alleati.

Una piccola comunità che, sebbene testimone attonita di atrocità e rappresaglie da una parte  e azioni di  resistenza e di eroismo quotidiano dall’altra, riesce a   conservare la propria autenticità e  la propria vivezza anche nella precarietà dei  momenti tragici che si trova a vivere.

La scrittura e la struttura narrativa assecondano in pieno lo spirito di quest’opera. L’Autore sa infatti conferire un’impronta di originalità agli strumenti ‘canonici’ del ‘giallo’. La scorrevolezza delle parti espositive si alterna armonicamente alla vivacità dei dialoghi, valorizzati anche  dal ricorso frequente al dialetto abruzzese.

 

 

 

 

 

NARRATIVA EDITA

 

3° classificato                   Il figlio del fiume    (Vertigo ed.)

 

di Benny Pistone

                  

 

Un romanzo storico che ricostruisce, su base documentale, un episodio molto importante ed esemplare del processo di unificazione della penisola italiana: la tenace resistenza che dagli ultimi mesi del 1860 al marzo 1861 Civitella del Tronto oppose all’assedio delle  truppe piemontesi.

Un libro che ha il merito di proporre con spirito critico la storia di uno dei momenti più delicati e decisivi per l’affermazione dello stato sabaudo. Sullo sfondo delle  condizioni economiche e sociali  del Meridione, nella fattispecie delle terre d’Abruzzo,  Benny Pistone ricostruisce un importante snodo di  Storia non ‘ufficiale’, che i libri scolastici (volutamente?) ignorano.

Uno stralcio di  Storia che prende luce e vita attraverso lo sguardo di un giovane contadino abruzzese, testimone e a suo modo piccolo ed esemplare protagonista di  momenti decisivi per la formazione di quello che si chiamerà stato italiano: la discesa dell’esercito piemontese nel Meridione, all’indomani dell’impresa garibaldina, il ruolo e la funzione dei generali avvicendatisi al comando delle truppe d’invasione, la dura repressione perpetrata nei confronti dei cosiddetti ‘briganti’ ma soprattutto nei confronti dei loro familiari e di tutti coloro che cercarono di resistere all’invasore sabaudo.

La scrittura e la struttura narrativa assecondano pienamente  lo spirito di quest’opera: dal linguaggio burocratico-militare alla lingua viva della gente d’Abruzzo, dai proclami ufficiali alla genuinità della parlata popolare, dal chiuso delle stanze in cui si prendono le decisioni allo spazio aperto delle strade, delle campagne, dei boschi di Abruzzo.

Un’opera vivida che, basata com’è  su documenti d’archivio,  si pone fuori di ogni facile retorica  come contributo importante alla conoscenza delle origini -non sempre gloriose- di quello che sarà poi lo Stato italiano.

 

 

 

 

 

 

 

NARRATIVA EDITA

 

 

Riconoscimento speciale a

 

Qualcosa che il fiume non travolge          (Pietro Macchione ed.)

 

di GIORGIO BIANCHI

 

A soli sei anni dalla fine della seconda guerra mondiale, che aveva lasciato il Paese in condizioni di grande indigenza e distruzione,  la regione del Polesine fu travolta da una terribile alluvione che causò 84 vittime e più di 180mila senzatetto. Nel tardo pomeriggio del 14 novembre 1951 l‘argine sinistro del Po si ruppe e milioni di metri cubi d’acqua si riversarono nelle campagne. Migliaia di persone persero la casa e tutti i loro beni.

Giorgio Bianchi sceglie di narrare questa immane tragedia non con taglio giornalistico, ma  secondo la prospettiva di una piccola comunità improvvisata: 16 persone tra loro  sconosciute che trovano fortunosamente salvezza in un edificio posto più in alto degli altri, completamente sommersi dalle acque. Sei giorni di convivenza, che però in una situazione simile valgono una vita intera. Momenti eterni di paura nella tragedia che si consuma e che incombe, uomini donne ragazzi con le loro debolezze e le loro paure, ma anche con le loro piccole grandezze nel tenersi uniti, nel porgersi vicendevolmente aiuto sia morale sia materiale.

Uomini donne ragazzi tutti parimenti   ritratti e restituiti al lettore con un senso di grande umanità.  E i toni diversificati che Giorgio Bianchi sa trovare per  fare esprimere questa piccola comunità sembrano riprodurre una partitura d’orchestra, con assonanze e dissonanze che valgono a costruire l’armonia di un’azione comune, solidale, in funzione della salvezza di ciascuno e di tutti. Ma al tempo  stesso in funzione della ricerca e del conseguimento di un modello di convivenza capace di consolare, rassicurare e rendere migliori in una situazione estrema, dove l’istinto di conservazione potrebbe facilmente degenerare nell’egoismo, nell’individualismo, nella mancata considerazione del prossimo. 

Paura, distruzione, devastazione. La furia delle acque niente risparmia, il fiume tutto travolge.

Ma c’è qualcosa che il fiume non travolge: è tutto ciò che quei sei giorni di vita in comune hanno lasciato impresso nell’animo di chi quei sei giorni straordinari ha vissuto, di chi in quei sei giorni ha sperimentato una condizione esistenziale nel segno della solidarietà, dell’affetto, della fratellanza che possono nascere dalla condivisione di un disagio e di un dolore comune. Sei giorni per rinascere, come esseri umani che scampando alla morte porteranno dentro per sempre il tesoro umano del loro continuare a sentirsi indissolubilmente legati,  anche quando le vicende e il trascorrere del tempo li allontaneranno. Ma solo materialmente.

 

 

 

 

 

POESIA EDITA

 

 

    classificato                    Il gioco nascosto                    (Pier Luigi D’Orazio ed)

 

di Claudio Prili        

 

 

Il silenzio incantato dei ricordi, l’esplosione ardente della passione, i toni di impegno civile.  La riflessione sul presente e sulla Storia,  pervasa  dal pessimismo della ragione. Una visione dolorosa che spazza via le false illusioni pur con il richiamo costante alla vita, sempre soffuso delle note di una  malinconia pensosa nella consapevolezza di sé.

I toni delicati spesso struggenti del ricordo, della memoria; ma anche il richiamo a una solidarietà che la nostra epoca, egoista e distratta, troppo spesso non sa vedere e dimentica nell’esercizio di un individualismo  alienante. 

Niente si fa e ci fa mancare la poesia di Claudio Prili: l’amore e il dolore, la sensualità e la dolcezza, i toni malinconici e pensosi della solitudine esistenziale, il canto dei valori fondamentali della vita e dell’essere umano, il sentire profondo della solidarietà  e della condivisione. Ma soprattutto  la bellezza del prendere  a piene mani la vita in tutte le sue multiformi espressioni, a prendere in toto ciò che la vita può dare per arricchire di pensiero il percorso esistenziale di una vicenda personale che vuol essere – ed è – un corpus organico, quasi una summa, di  temi e toni.   

 “Una pensosità profonda, una riflessione delicata ma acuta, forte, che travalica la dimensione personale o occasionale per farsi monito e voce di utilità morale e sociale. Il gioco nascosto di Claudio Prili -per usare le parole di Anna Maria Gargiulo- rappresenta l’approdo della sua voce poetica a una sicura espressione di sé e delle ragioni del proprio dispiegarsi”

Una poesia profonda e originale, che trova la sua potenza espressiva nell’uso non pedissequo ma al contrario molto personale della metafora, sul contrasto di significato  tra vocaboli e locuzioni, sull’uso sapiente ed efficace di assonanze, dissonanze, ossimori. 

 

 

 

 

POESIA EDITA

 

    classificato              Poesia… musica dell’anima                 (Talmus art ed)

 

di Giovanni Paradiso       

 

Una poesia capace di percorrere tutta la gamma tonale dei sentimenti: il dolore, “raccolto/in una nicchia /segreta del cuore/ intoccabile/puro/diaframma/ d’amaro silenzio”; ma anche l’Amore,  la gioia ineffabile del suo essere “prezioso/silenzioso/umile/coraggioso”, Amore che è acqua/ è pane/ e cresce /nell’anima /nel cuore.”

Una poesia che sa anche dare voce  alle istanze esistenziali che la società attuale, veloce di sviluppo e privata di progresso,   fa sorgere negli animi più sensibili e speculativi: ecco allora il piccolo Icaro “dalle ali di carta” spiccare il suo volo vano, inseguire ignaro il miraggio della libertà” .

Una poesia che guarda costantemente verso l’alto e  che pure sa   soffermarsi sugli umili, con un senso sempre virile di pietas; che  guarda attonita al mistero di infiniti mondi,  riuscendo a scoprire dimensioni  invisibili ai più.

Una poesia che ha il coraggio di guardare in faccia la realtà, di smorzare i bagliori delle facili illusioni per restituire l’acquisto perenne di ciò che trova valore nella consapevolezza del proprio limite. Ne può essere esempio probante la rosa che “svetta leggiadra”,  che “lussureggia di velluto/ e di porpora” ma che è metafora per dire “la tristezza/che canta la gioia/condannata/a morire nel cuore”

Una poesia percorsa e risolta in una sua intrinseca malinconia, che non tarpa però  le ali al dispiegarsi di sentimenti gioiosi, pur sempre temperato dalla consapevolezza implicita  di un ‘male di vivere’  che solo il poeta sa dire.

Ecco allora la ricerca delle parole che abbiamo “dentro di noi/ mai dette/chiuse/in un silenzio/puro/perfetto/ che si dilatano/e risuonano/ in un intimo/concerto”.

Ricerca che si esplica e si risolve in una sistematica selezione lessicale, ricerca “di parole intatte/come pietre” scolpite nel loro  significato unico e profondo che si valorizza al massimo nell’uso sapiente del verso libero.

 

 

 

 

 

POESIA EDITA

 

3° classificato                   Parlando d’altro                    (Cicorivolta ed)

 

di Rodolfo Cernilogar       

 

 

Discorsi che non si concludono, che rimangono sospesi in un’aura di indeterminatezza che pure riesce a restituirne i contorni pregni di significati.

Poesia immediata e coinvolgente, che non conosce la dimensione dei sentimenti esasperati, che al contrario ricerca la dimensione di quel vivere e sentire quotidiano che è fatto   di cose piccole eppure grandi nel loro moto minuto ma martellante e perenne di vita. Anche l’amore sembra trovare il suo senso in un’attesa che si dilata indefinita per concludersi in attonita agnizione

Una poesia che vuole parlare “Non all’aquila né al falco/ma ai piccoli uccelli/da un ramo all’altro/senza posa sulle ali/come se il viaggio/non possa essere/che altri viaggi”  Una costante ricerca della semplicità per restituire in tutta la sua pienezza l’autenticità di momenti sensazioni sentimenti ineffabili, “il cammino che sarà domani/ la carta da piegare in origami /le tue sulle mie mani”.

 Una poesia capace di scarnificare la realtà materiale delle cose per enuclearne e distillarne la sostanza profonda, “la lacrima di resina/ che luccica d’azzurro”

La natura è pensata e vissuta dall’Autore come codice sinfonico di colori e suoni per decodificare il segreto della vita.  Può esserne esempio  l’immagine soave e potente delle dune, la perizia antica “nella disposizione vegetale/un crescendo melodico/ di altezza e resistenza all’aria/ fino al verde luminoso dei pini”

Un mondo poetico assecondato da un linguaggio che rifugge i preziosismi retorici, che sa valorizzare al massimo le parole semplici, che non di rado sembrano restituire echi della poesia di Leopardi, Montale, Penna, Pavese.

La grande poesia che il Poeta ha assimilato e da cui  ha saputo  mutuare in modo personale e originale la propria capacità di espressione poetica.

 

 

 

 

POESIA INEDITA

 

Premio assoluto

 

a Tommaso Calarco

 

per la silloge                         Un pomo del cazzo

 

Il poeta prosegue e persegue, in questa silloge inedita, la sua personalissima  ricerca per dare espressione a una costante tensione verso una possibile espressione dell’inesprimibile. Ma anche e forse soprattutto a questo suo stato perenne e  coerentemente ‘irrisolto’ di ricerca, che vale a dar conto di una condizione di inquietudine personale che si colloca non sul piano di un facile solipsismo, bensì all’interno e come componente essenziale di un’ inquietudine di stampo universale.  

Ne scaturisce  un’espressione poetica sostanziata in  parole ed espressioni inusuali e inusitate, disincantate  e dissacranti,  immerse in una sorta di caos primordiale dell’Essere, caos che trova però una sua sistematizzazione  nel comunicare e nel risolvere, con un’espressione poetica personale e originalissima, l’angoscia generata
dai perché senza risposte, dall’afasia che ci coglie di fronte a ciò che si avverte come troppo più grande di noi per essere compreso e per comprenderci.

Parole ed espressioni che portano sempre in sé e con sé una sorta di implicita, paradossale e misteriosa sistematicità, risolte come sono in un linguaggio poetico al di fuori di ogni canone, in suoni nuovi, rapidi, sorprendenti, coinvolgenti e inquietanti.

Calarco riesce così a esprimere al meglio la sua personalissima ricerca del senso dell’esistenza, la propria e altrui collocazione nel cosmo nonché  gli innumerevoli e variegati rapporti con gli elementi del cosmo così concettualizzato.

Una  personalissima attitudine speculativa e meditativa che riesce a dar voce  al gorgo di un’interiorità tormentata e al tempo stesso esaltata nella ricerca perenne di sé e della parola,  che è e deve essere il vocabolo, il  lemma unico e irrepetibile nel suo dare espressione a un’intrinseca unicità di significato.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *