Risultati Premio XVI Ed.

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE  MONDOLIBRO

(XVI  Edizione)

 

La giuria del Premio Letterario Internazionale Mondolibro – XVI Edizione –
formata da:

Maria Grazia Greco           (scrittrice, saggista, Presidente  Mondolibro)
Guglielmo Sanucci             (teologo, ricercatore, Presidente Gruppo Laico di Ricerca)
Dario Cimaglia                    (Bordeaux  edizioni)
Bruno Leonarduzzi            (Ass.ne Culturale Gruppo Laico di Ricerca)

nella riunione del 9 maggio 2014 ha attribuito i seguenti riconoscimenti:

 

SEZ. A – NARRATIVA INEDITA

Andrea Conti                         Tre uomini

2° Roberto Carbonari            La tomba di Eraclito

Serafini Ghiselli                  Turicchio

 

 

SEZ. B – NARRATIVA EDITA

1° Premio                 Enrico M. Guidi              La legge dell’Ouroborus    (0111 edizioni)

2° Premio                Salvatore Maiorana        L’ultima volta                      (ed. Tracce)

3° ex-aequo             Cristiano Carriero         DomaniNo             (Gelsorosso  ed)

3° ex-aequo             Patrizia Rossini            Punto e a capo… in nome dell’amore

                                                                                                              (Gelsorosso  ed)

 

SEZ. C – POESIA INEDITA

La Giuria ha attribuito il premio a due opere che si sono parimenti distinte per contenuti e originalità del linguaggio poetico :

Premio a Tommaso Calarco per la silloge        Scatole

Premio a Gianluca Minieri per la silloge           Maschere

 

SEZIONE SPECIALE G

“1943-44/2013-14: 70° anniversario  della lotta partigiana.

Importanza ed eredità della Resistenza,  origine dell’ Italia democratica e della sua Costituzione.

 

Premio all’opera     Francesco Moranino, il comandante ‘Gemisto’

di Massimo Recchioni

Riconoscimento all’opera   Guerra e Resistenza a sud di Roma

di Roberto Salvatori

Riconoscimento a Maria Addamiano per i racconti inediti :

Quel nove settembre  –  Il letto vuoto

 

 

PREMI SPECIALI

Premio speciale della Giuria a  Renzo Cremona

per l’opera “Cartoline da Trapani”

Premio speciale per l’attività pluridecennale e per l’impegno politico e civile a

Mario Relandini      giornalista scrittore poeta.

 

La cerimonia che concluderà la presente edizione del Premio Mondolibro si terrà

Sabato 31 maggio h 16.30 presso la Sala Convegni Stabilimento  “Il Venezia” L.mare  A. Vespucci n.8  –  00122  Ostia Lido  –  Roma

raggiungibile con mezzi pubblici :  treno Ostia Lido da Porta S. Paolo (Piramide) fino al capolinea C. Colombo;
con auto :     dalla Via C.Colombo sino ad Ostia –  50 m. a sx  della  rotonda

dalla Via del Mare sino ad Ostia  –  alla rotonda a sx l.mare sino alla

rotonda C.Colombo 50 mt. dopo.

 

 

I premi per le sezioni C – E  – F  non sono stati assegnati (art. 8 regolamento).

I risultati del Premio sono stati comunicati a vincitori e finalisti (art.5 regolamento).

I premi, che non potranno in nessun caso essere inviati per posta, dovranno essere ritirati personalmente dagli Autori o da persone da essi delegate per iscritto, esclusivamente nel corso della cerimonia conclusiva (art.6 regolamento)

 

 

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE
MONDOLIBRO

 (XVI  Edizione)

 OPERE PREMIATE
MOTIVAZIONI DELLA GIURIA

 

 Sez. A – Narrativa inedita

 

 1° classificato                      Andrea Conti       Tre uomini

 

 “La via che conduce alla conoscenza è dura e tortuosa, graffia e fa paura, è buia e piena d’insidie. Puoi scegliere di non percorrerla. Sarai allora il più stolto dei saggi, il più ricco tra i poveri, il più giusto tra i disonesti”

 

Questo romanzo è la narrazione di una sorta di viaggio iniziatico che, proprio in quanto tale, sancisce un sostanziale cambiamento di stato. Un viaggio iniziatico costellato da prove molto dure attraverso cui il protagonista perviene alla modificazione sostanziale della sua identità di persona: a partire da un evento misterioso che sconvolge la vita ordinaria, il soggetto sperimenta il cambiamento di stato più radicale, per l’essere umano:  la morte. Ma la morte non come annullamento, bensì come  punto di partenza, nuovo avvio perché condicio sinequa della conoscenza.

 Un viaggio iniziatico che svela la desolazione del mondo, ma anche il senso autentico di valori fondamentali, quali l’amicizia e l’amore,  che soli possono sopperire al vuoto di senso dilagante nella vicenda dell’umanità.

“Un grande mistero è la mente dell’uomo. E’ al contempo la più forte e la più debole delle creature. Ha ali dorate per toccare il cielo e scarpe di piombo che affondano nel fango”

 L’Autore accompagna il lettore lungo questo percorso esemplare, quasi mistico,  immerso in atmosfere oniriche in cui le ombre sembrano e sono più reali del reale.   La narrazione si muove e prende vita e sostanza attraverso la metafora di paesaggi post-apocalittici, popolati da esseri pietrificati: un nuovo mondo che si presenta al soggetto come una spettrale fantascientifica Pompei,  che si sostanzia nel viaggio interiore del protagonista,  nella faticosa ricerca delle  risposte che  dovrà essere in grado di trovare dentro di sé.

 Andrea Conti riesce, con toni appassionati ma sempre sobri e misurati, a ricostruire nella sua narrazione “[…] lo stato d’animo di uno spirito che, abbandonato il corpo, si domanda come sarà l’incontro con il divino”, alla faticosa  ricerca dei “semi del nuovo sapere” proprio nel  momento supremo in cui  la notte dell’uomo è ormai alle porte. 

 

 

Sez. A – Narrativa inedita

 

 2° classificato                  Roberto Carbonari      La tomba di Eraclito

 

 La narrazione è svolta e sviluppata su due piani completamente diversi che solo nel finale, sorprendente e inaspettato, si mostrano chiaramente nella loro complementarità e nella loro profonda interconnessione:

  • il piano di un’indagine poliziesca che il protagonista, l’ispettore Andrea, svolge sulla morte misteriosa e probabilmente violenta di una giovane donna;

  • il piano di un’indagine esistenziale che l’ispettore Andrea di fatto inconsapevolmente si trova a svolgere sul suo passato, sulle sue radici e che, attraverso un vero e proprio lavoro di cesello del ricordo e della memoria, finisce per riportare  inaspettatamente in luce un segreto pesante del suo passato, fino a risolversi nell’agnizione, abilmente accennata,  che costituisce il finale.

     

        Si tratta di un romanzo che sarebbe riduttivo definire ‘di genere’. Le procedure narrative canoniche del romanzo d’indagine poliziesca assolvono infatti, in quest’opera,  la funzione  di struttura portante per una narrazione che conduce il lettore lungo il percorso di un’indagine poliziesca sui generis che, non portando alla scoperta di un ‘colpevole’, svela invece  al protagonista  il segreto doloroso che ha pesato sulla  sua esistenza.

     

         L’Autore mostra molta abilità nello strutturare la narrazione presentando personaggi e situazioni tipiche del ‘poliziesco’: strane figure, ambigue, sfuggenti e sospette, che si muovono prevalentemente nell’ambiente dei ‘falsi’ d’autore e del traffico di droga. Strane figure caratterizzate molto efficacemente, capaci di prendere  l’attenzione del lettore e di far sorgere sempre nuove curiosità e nuove ipotesi.

     

         Ma questa abilità di strutturazione va molto al di là delle aspettative di chi legge: i passaggi in un certo senso ‘canonici’ dell’indagine poliziesca sono intercalati da atmosfere rarefatte, talvolta oniriche, che sembrano  completamente estranee al percorso dell’indagine investigativa, atmosfere e ricordi personali di vita vissuta, che riportano il protagonista a un passato che, da vago ed evanescente, si fa via via sempre più nitido e definito. Il tutto punteggiato e ‘guidato’ dai segnali ineffabili dell’arte surrealista di Magritte, dalla Rosa (che dà l’avvio alla storia) al Ponte di Eraclito, appunto, che la conclude.

         La scrittura, scorrevole e curata, si vale di un’abile strutturazione dei dialoghi e del monologo interiore.

 

 

 

 

Sez. A – Narrativa inedita

 

 

3° classificato                              Serafino Ghiselli            Turicchio

 

 

Una vicenda lineare, ambientata nella “terra dei fuochi”, incentrata sulla tenera storia d’amore tra Turicchio ed Elide e che racconta efficacemente lo sgomento di cuori ed esistenze semplici e  innocenti,

inconsapevolmente  immerse nella realtà spietata e perversa di una criminalità  che alimenta se stessa e il suo potere facendo  scempio dell’ambiente e delle vite umane.

Turicchio, il protagonista che dà il titolo al romanzo, è un ragazzo che vive ai margini della società, in una situazione di miseria e d’ignoranza e che, lasciata la scuola primaria, conosce fin dall’età di nove anni  la durezza del lavoro. L’incontro con Elide, una fanciulla solare, ben diversa per estrazione sociale e per istruzione, inonda di luce  il microcosmo grigio e monotono di Turicchio: la scoperta dell’amore, dell’esistenza di un mondo diverso dal suo  e della possibilità di vivere in modo diverso la vita. L’incanto e la tenerezza di questa delicata storia d’amore adolescenziale vengono travolti dalla realtà in cui i protagonisti sono immersi e da cui vengono tragicamente fagocitati: la realtà della “terra dei fuochi”, del crimine organizzato che si afferma soprattutto  valendosi  della complicità di coloro che, collaborando sistematicamente al crimine ambientale perpetrato in quei luoghi,  assecondano e favoriscono i vergognosi interessi che attorno a questa famigerata zona si muovono.

Questo romanzo di Serafino Ghiselli è di fatto una denuncia dello scempio dell’ambiente e delle persone che viene quotidianamente perpetrato dalla criminalità organizzata, ma anche  dai poteri più o meno occulti, troppo spesso ben conosciuti, che questa attività criminale  proteggono.  Innumerevoli purtroppo -o per fortuna- sono le voci che si levano contro questa scandalosa realtà: sono le voci di giornalisti coraggiosi, di addetti ai lavori altrettanto coraggiosi, di realtà di base, voci che si sostanziano nella forza argomentativa di statistiche e di dati.

Sembra un ossimoro definire delicata una denuncia. Ma di fatto la scrittura lieve di Serafino Ghiselli, che ci parla della tenerezza di un amore di adolescenti, assume la forza della più dura delle denunce perché è capace di additare, nella presa diretta delle vicende piccole e ignorate, la tragedia di una terra violentata e delle persone che abitandola si ritrovano a dover subire la morsa di una attività criminale che ha troppe connivenze  e troppe protezioni.

 

 

Sez. B – Narrativa edita

 

1° classificato         Enrico Maria Guidi            La legge dell’Ouroboros  

                                                                                                            (0111 Edizioni)

 

Avignone 1333

Un memoriale, la storia di una vita che è anche e soprattutto testamento, un lascito spirituale per i posteri che da esso dovranno e potranno trarre insegnamento. Un autore anonimo, un uomo che è giunto all’epilogo tragico della sua vita all’età di 103 anni, protagonista e io narrante di questa vicenda straordinaria che inizia nel 1244, anno in cui il protagonista inizia il proprio difficile percorso che dovrà portarlo all’apprendimento della Grande Arte, l’alchìmia. La Grande Arte che si estende in tutti i luoghi, che è filo conduttore del potere. La Grande Arte  attraverso cui gli adepti possono “accedere a un altro mondo, fuori dalle dimensioni spazio temporali, uscire dalla dimensione fisica e mondana per accedere a quella divina”,  “entrare in contatto con la vita universale, conoscere il principio creatore”.

La vicenda si snoda tra Padova , Parigi, Montpellier e Avignone e si incunea tra  vicende e figure fondamentali del passaggio tra il 13° e il 14° secolo: il papato di Avignone, i difficili equilibri e gli intrighi politici della corte papale di Giovanni XXII e dell’impero di Filippo il Bello, la persecuzione e lo sterminio degli albigesi, la nascita dell’ordine dei Templari, l’insegnamento esemplare di Tommaso d’Aquino, la profezia  di Ruggero Bacone (p.125-26) (leggere pag.127) (l’ordine stabilito p.118)

Un bagaglio notevole di conoscenze e di ricostruzioni storiche, strutturate in una trama incalzante che, pagina dopo pagina, sembra trasmettere al lettore quella sete di conoscenza che è il motore di questa vicenda nella sua totalità, vale a dire nei suoi aspetti  particolari (la storia personale del protagonista) e  negli aspetti generali (la ricerca, come motore e dovere della mente dell’uomo che tale pienamente vuole essere).

Lo stile, accurato e  scorrevole, rende  piacevole la lettura illuminando di luce narrativa anche i passaggi più ‘tecnici’ e più difficili.   

 

 

 

Sez. B – Narrativa edita

 

 

2° classificato             Salvatore Maiorana               L’ultima volta

                                                                                                         (ed Tracce)

 

 

L’Afghanistan è lo scenario in cui Salvatore Maiorano ambienta una vicenda di esistenze che si intrecciano in un dipanarsi di eventi mossi dalla realtà durissima e crudele della guerra, con tutto  il suo pesante portato di dolore morte e distruzione.

Distruzione dei luoghi e delle esistenze stesse, lacerate dalla paura e da un senso di precarietà sempre incombente, sia nei luoghi deputati in cui si consumano bombardamenti attentati rapimenti uccisioni, sia all’interno delle vicende e delle esperienze esistenziali dei personaggi. I contenuti del romanzo si articolano in una trama avvincente e molto ben strutturata e si propongono come un’efficace denuncia della guerra e come un profondo richiamo a quel senso di umanità che la guerra nega recisamente. Negazione d’umanità che in ogni luogo e in ogni tempo  costituisce la premessa alle atrocità sistematiche che ogni guerra porta con sé.

Un’opera che, attraverso i suoi pregi narrativi, si propone quindi fondamentalmente come  un atto di denuncia e che si segnala soprattutto per riuscire a essere tale al di fuori di ogni  retorica. Il lettore non troverà toni oratori che  non raramente sono parte integrante e sono  d’obbligo in opere letterarie che perseguono fini di denuncia. La denuncia è qui presente nell’atmosfera narrativa consona alle situazioni. La denuncia è presente tra le righe, ma scaturisce da  ogni riga in cui si strutturano descrizioni d’ambiente, in cui si caratterizzano personaggi dall’ambiente  plasmati, in cui si dipanano le loro vicende esemplari.

La scrittura, lieve e scorrevole, non si sofferma più del necessario nella descrizione del dolore,  rendendo così possibile al lettore di accostarsi in modo non traumatico ma intenso ed efficace a quella che si potrebbe definire un’odierna “cognizione del dolore”.

Sez. B – Narrativa edita

 

3° classificato  (ex-aequo)         Cristiano Carriero            DomaniNo

                                                                                                                 (gelsorosso ed.)

 

 

DomaniNo narra la vicenda esemplare di un giovane musicista di autentico talento che compie una scelta difficile, scomoda ma rigorosa nella sua coerenza: il rifiuto di svendere il proprio talento e di vendere la propria dignità in cambio di un successo facile e  dozzinale che ha come prezzo la rinuncia all’arte concepita come impegno e la disponibilità a scendere a compromessi. Cristiano Carriero ci mostra la terrificante realtà della produzione ‘industriale’ della mediocrità:   un’Italia fatta di escort e di cialtroni, un’industria musicale che crea fenomeni da baraccone, la macchina “trita-arte”dei produttori e delle case discografiche, la perfidia dei talent-show.

Un io narrante ‘totalizzante’ per raccontare tutto questo. Un io narrante totalizzante  eppure discreto perché la scrittura, colloquiale eppure molto scaltra e curata, rende estremamente credibili le vicende narrate in un intrecciarsi di situazioni che scorrono con estrema, ma solo apparente,  naturalezza e facilità.

Un romanzo impegnativo per la complessità della struttura narrativa che, articolandosi  nella diversità dei luoghi e dei tempi della vicenda esistenziale del protagonista, si propone come denuncia del sistema ipocrita e corrotto che troppo spesso condiziona l’ambiente musicale e che di fatto riproduce, restituendola nella sua pienezza,  la corruzione e la mutazione antropologica fattasi ormai sistema di potere nella società odierna.

 

 

Sez. B – Narrativa edita

 

 

3° classificato  (ex-aequo)          Patrizia Rossini            

                                                                 Punto e a capo… in nome dell’amore

                                                                                                  (gelsorosso ed.)

 

 

Una storia di violenza, raccontata a più voci. 

La storia di Nina si ricostruisce secondo la percezione che, nello scorrere degli anni, ne hanno varie persone a lei vicine. E’ indicativo che queste persone  siano in prevalenza donne e che le uniche presenze maschili siano nette, scolpite nel bene (Nicolò, l’uomo che riuscirà a entrare nel profondo del suo cuore) ma soprattutto nel male (il padre-padrone). In media re la madre, una sorta di donna/uomo, indifferente ma soprattutto complice consapevole della violenza,  e un fratello ‘amorfo’ e quindi anch’egli a suo modo complice.

L’indice accusatorio è puntato sull’istituzione cardine di una società come la nostra: la famiglia, microcosmo in cui possono riproporsi e in cui si riproducono le dialettiche perverse di ingiustizia e violenza contro chi è più debole e quindi indifeso. La famiglia che, lungi dall’essere un ‘nido’ di pascoliana memoria,  può nascondere in sé forme di  violenza eclatante, ma anche forme di violenza subdola fatta di silenzio complice, se non addirittura di connivenza; la famiglia, che troppo spesso include nella sua stessa essenza la violenza esercitata da quegli uomini (e sono tanti) che vivono il rapporto con la donna come rapporto di proprietà, di monopolio. Una violenza psicologica che, annichilendo la donna, è altrettanto e forse ancor più devastante della violenza fisica.

Il romanzo di Patrizia Rossini è una forte denuncia, ma è anche un richiamo alla speranza, è anche e soprattutto un invito a reagire.

Lo stile è curato e scorrevole. La scelta del registro ‘semplice’, colloquiale è funzionale a creare l’atmosfera più idonea a questa narrazione, a renderla più credibile, più vera .  



Sez. C –
POESIA INEDITA

 

La Giuria ha attribuito il premio a due opere che si sono parimenti distinte per contenuti e originalità del linguaggio poetico :

 

              Scatole       di    Tommaso Calarco

 

“Essenzialità di pietra

Che liscia s’accosta,

fessure scorrono difformi

s’alzano insieme…”

 

In questo ‘assaggio’ di versi si può ravvisare una definizione possibile della poesia di Calarco, quasi il cenno di un possibile  ‘manifesto’ che sembra alludere a un ipotetico programma di arte e di vita.

L’aquilone, il minuscolo aeroplano di carta diventano allora  metafora esistenziale di quanto la poesia di Calarco esprime. Un’instabile traiettoria esistenziale e la fatica della ricerca, (che approda talvolta perfino all’invenzione allo stato puro)   di moduli morfologici e lessicali per il rifiuto scandaloso e sistematico di  ogni canone espressivo.

Calarco riesce così a dar voce, attraverso una risentita e personalissima attitudine speculativa e meditativa, al gorgo di un’interiorità tormentata e al tempo stesso esaltata nella ricerca perenne di sé e della parola,  che è e deve essere il vocabolo, il  lemma unico e irrepetibile nel suo dare espressione a un’intrinseca unicità di significato.

Un solipsismo che però non trascura l’altro da sé, nella ricerca del senso e del  significato dell’esistenza propria e altrui, della propria e altrui collocazione nel cosmo, nonché del rapporto con gli elementi del cosmo dall’io poetante percepiti. 

 

 

 

               Maschere          di     Gianluca Minieri

 

 

“Una poesia che non va decifrata come un rebus, che non va capita o interpretata.[…]

Se nella vostra vita avete anche solo per un momento pensato di scrivere dei versi e avete creduto di non esserne all’altezza, ricredetevi. Non credete ai guru della scrittura creativa e ai critici letterari da salotto che professano che la poesia sia cosa per pochi. Per scrivere poesie non serve certificazione di alcuna autorità costituita. Serve il cuore, il sentimento, l’emozione. La consapevolezza che entrare in contatto con la nostra intimità può essere la nostra salvezza. E ci porta a prendere coscienza che nella vita di tutti i giorni  ostinarsi a fingere di non essere vulnerabili è una condanna terribile, una sofferenza atroce alla quale ci sottoponiamo volontariamente per realizzare ciò che gli altri sognano per noi.” 

La poesia di Gianluca Minieri è “un momento di sublimazione del pensiero, un attimo di luce, un’intuizione del cuore” capace di riconoscere ed esprimere ineffabili profondità interiori. Una poesia che riesce a far scaturire l’essenzialità dei pensieri e delle emozioni che la luce della razionalità troppo spesso ‘censura’ e inibisce..

Un linguaggio poetico che si dispiega, si espande e si risolve nella rara magia di un’immediatezza lessicale e ritmica capace di comunicare le emozioni del poeta e al tempo stesso di risvegliarle e farle vibrare nel lettore. Rara magia dell’immediatezza che perviene a una poesia  che parla dell’anima e che parla all’anima,  un linguaggio individuale che sa farsi universale nel riferire emozioni incantate, l’ineffabile agnizione di un momento unico irripetibile e proprio perciò eterno nel suo porsi al di fuori del mondo delle convenzioni e dei ruoli codificati.

Una rivoluzione gentile, quella  che Gianluca Minieri propone nei e con i suoi versi: una rivoluzione  che, senza armi e barricate, sovverte il nemico più difficile da combattere e da battere: la mediocrità  che la società neocapitalista ha eletto a cifra, modello e traguardo per le nostre esistenze.

CERIMONIA DI CHIUSURA E PREMIAZIONE

manifesto 2 x spedire premio

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