Risultati Premio XV Ed.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PREMIO

LETTERARIO INTERNAZIONALE

MONDOLIBRO

(XV  Edizione)

 

La giuria del Premio Letterario Internazionale Mondolibro – XV Edizione –
formata da:

Maria Grazia Greco (scrittrice, saggista, Presidente organizzazione culturale                                                         Mondolibro)
Guglielmo Sanucci   (teologo, ricercatore, Presidente Gruppo Laico di Ricerca)
Alfredo Meleleo        (Editore Cromosema – Impressioni d’Arte )
Bruno Leonarduzzi   (Consigliere Associazione Culturale Gruppo Laico di Ricerca)

nella riunione del 10 maggio 2013 ha attribuito i seguenti riconoscimenti:

SEZ. A – NARRATIVA INEDITA

1° Premio     Antonio Gentile                      I cavalli delle giostre

2° Premio      Annalisa Pardi                      La bottega degli spiriti

3° Premio      Giammatteo Ercolino          Perderemo

SEZ. B – NARRATIVA EDITA

1° Premio      Bartolomeo Smaldone        Se i tuoi occhi un giorno                  (Gelsorosso ed.)

2° Premio      Dario Pontuale                  Nessuno ha mai visto decadere l’atomo di idrogeno

                                                                                                                                    (Bordeaux ed.)

3° Premio      Paola Giusto                         Quel che è certo                             (Il Torchio ed.)

SEZ. D – POESIA EDITA

1° Premio      Franco Casadei                   Il bianco delle vele                            (Raffaelli ed)

2° Premio      Tommaso Calarco               A te… che non sei forma                (Albatros ed.)

3° Premio      Yuri Storai                           Le parole dei sensi                     (Davide Zedda ed.)

Sez . F    AUTOBIOGRAFIE

1° Premio      Giancarla Melecci                 5 anni una vita                                 (Albatros ed.)

2° Premio      Roberto   Tufariello               Come le stelle del cielo                  (Giraldi ed.

3° Premio      Vittorio E.  Andreucci           Quasi non ci credo                          (Albatros ed.)

SEZIONE SPECIALE G

            La violenza quotidiana contro le donne: un problema sociale

 

1° Premio       Paulette Ievoli                      Amore criminale                            (Libertà edizioni)

2° Premio      Adriana M. Martino              Il fallo ignorante                            (Albatros ed.)

3° Premio      Rosanna Filomena              Quando il vento soffia forte            (Albatros ed.)

MENZIONI DI MERITO

Marisa Attanasio                             La grotta delle sirene                       (Prospettiva Editrice)

Elena Mugnaini                                 Senza pelle                                       (racconto inedito)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

“La scrittura come Valore”

Conferito a opere che si sono distinte per aver proposto, nell’ambito della XV edizione del Premio Letterario Mondolibro, un significativo  spazio di riflessione su importanti problematiche di carattere storico e sociale :

Romeo Gafon                       3 poesie inedite

Elisabetta Pucci                   Attraverso il cuore                                                   (Libritalia ed.)

 ———————————————————————-

La cerimonia che concluderà la presente edizione del Premio Mondolibro si terrà

Sabato 1 giugno h 16.30 presso il Centro Convegni “Casa del Mare”

Via degli Autoscafi n.1 – Via del Canale di Castel Fusano (Borghetto dei

Pescatori)  –  00122  Ostia Lido – Roma

raggiungibile con mezzi pubblici :  metro Ostia Lido da Porta S. Paolo (Piramide) fino a fermata Castelfusano
con auto :       dalla Via del Mare sino al L.mare a sx fino al Canale dei Pescatori –

                       dalla Via C.Colombo sino ad Ostia a dx fino al Canale dei Pescatori –

 

 

I premi per le sezioni C – E  non sono stati assegnati (art. 8 regolamento).

I risultati del Premio sono stati comunicati a vincitori e finalisti (art.5 regolamento).

I premi, che non potranno in nessun caso essere inviati per posta, dovranno essere ritirati personalmente dagli Autori o da persone da essi delegate per iscritto, esclusivamente nel corso della cerimonia conclusiva (art.6 regolamento)

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE
MONDOLIBRO

(XV Edizione)

OPERE PREMIATE
MOTIVAZIONI DELLA GIURIA

 

 

Sezione Narrativa inedita

1° Premio                            

 

Antonio Gentile                            I cavalli delle giostre

Un romanzo d’impianto sperimentale, per raccontare destini incrociati di esseri fragili, profondamente e intimamente  feriti dalla violenza spesso subdola che costella le loro esistenze nei momenti cruciali: quelli  della formazione, quelli  delle scelte decisive sul piano esistenziale.

Antonio Gentile riesce a dare  voce e concretezza narrativa a esistenze che si incrociano lungo dimensioni diverse del tempo della vita, in un’aura  spesso surreale.

Una prosa poetica a rendere l’atmosfera di questa dimensione narrativa che è tutta interiore, che sembra  talvolta essere quasi sospesa nella realtà e che trova coerentemente  riscontro in un mondo esteriore filtrato dai momenti di crisi che caratterizzano e accompagnano i personaggi, dalle emozioni che essi vivono, in cui sono immersi in modo totale e che valgono a ‘caratterizzarli’ umanamente e narrativamente.

Tutto questo è reso in modo molto efficace  dall’Autore, che è riuscito a elaborare uno stile perfettamente consono a queste  atmosfere sospese, talvolta surreali.  È uno stile franto, spezzato, nervoso che vale a rendere l’inquietudine, l’angoscia che è la cifra di questo romanzo. Uno stile reso intenso proprio dal ripetersi ritmico, talvolta quasi ossessivo, di periodi sempre brevi, lapidari. Uno stile che, lasciandole intuire,  sa vestire di pudore violenze innominabili, rendendole così ancor più brucianti nel loro svelarsi alla sensibilità del lettore.

 

Sezione Narrativa inedita

 

2° Premio      Annalisa Pardi                  La bottega degli spiriti

 

Questo romanzo, ambientato nel XVII secolo,   ricostruisce la parabola esistenziale di un uomo che, dall’umile condizione di venditore di vini, assurge agli onori della vita di corte. Si tratta appunto di una vicenda esemplare, peraltro ispirata alle reali vicende biografiche del poeta cortigiano Vincent Voiture. L’autrice sa ricostruire molto abilmente gli ambienti e le atmosfere in cui Voiture si muove nella sua non facile scalata a quegli onori che, per definizione, hanno per lui e per tutti coloro che li hanno agognati, il prezzo più pesante da pagare: il prezzo della dignità personale. Il pensiero non può non andare al “Cortegiano” canonizzato da Baldassar Castiglione; ma ancor più a grandi  figure come Ludovico Ariosto e soprattutto a Torquato Tasso: colui che, illuso e disilluso, afferma “… vidi e conobbi pur l’inique corti”. Il vinaio Voiture si pone, ancora nel XVII secolo, come  epigono di questi illustri precedenti. Ma non sarà certo l’ultimo, perché il potere ha sempre preteso -e ancor oggi esige- il corteggio dei suoi ‘menestrelli’ disposti a tutto, anche a rinunciare alla propria dignità, pur di vivacchiare nell’ombra riflessa del potente di turno. Il romanzo di Annalisa Pardi, pur con il suo tono disteso, sembra voler richiamare l’attenzione proprio su questo problema.

Lo stile fluente e armonioso risulta perfettamente consono ai contenuti e all’atmosfera della narrazione. L’abile strutturazione dei dialoghi vale a restituire al lettore la cifra del romanzo (peraltro già annunciata dal titolo): la capacità del protagonista di imporsi proprio con gli strumenti dell’acume e della dialettica.

Sezione Narrativa inedita

 

3° Premio          Gianmatteo Ercolino                Perderemo

Con questa  silloge di racconti  il giovanissimo Autore mostra  una lucida consapevolezza critica nel presentare, in modo trasversale, le problematiche che maggiormente caratterizzano la società odierna: la vorace e feroce economia della globalizzazione, la corruzione politica come condotta ormai accreditata nell’esercizio del potere, il suicidio, la morte, il pesante condizionamento che la società consumistica esercita sugli individui con il controllo e la gestione dei mezzi di comunicazione di massa.

La scrittura si impone per uno stile scarno, essenziale, che non indulge alle lusinghe del ‘bello scrivere’ proprio perché intende comunicare in modo inequivocabile il significato sostanziale e  profondo dei contenuti. I singoli racconti, pur nella diversità degli argomenti e delle situazioni narrative, sembrano porsi come fila della trama implicita che rimanda a una situazione esistenziale di sconfitta che purtroppo -almeno per ora-  accomuna le donne e gli uomini di questo XXI secolo.

 

Sezione Narrativa edita

 

1° Premio                  Bartolomeo Smaldone

                                     Se i tuoi occhi un giorno                  (Gelsorosso ed.)

 

 

Questo romanzo di Bartolomeo Smaldone colpisce per almeno due motivi:

a)     per il contenuto davvero inusuale, in cui -se così si può dire- l’Autore vuol rendere giustizia  e dare la dovuta dignità a condizioni umane deprecate, o guardate almeno con sospetto, ma sempre censurate e rifiutate dalla società: l’omosessualità e la pazzia;

b)    per la struttura complessa, che inanella al suo interno piani temporali, piani narrativi, vicende, personaggi che trovano puntualmente e brillantemente la giusta collocazione, assumendo pienezza di significato ed esaustività nell’alto  messaggio di cui   Bartolomeo Smaldone vuol farsi latore.

La narrazione prende il suo avvio da un romanzo ‘trafugato’, da un io narrante che confessa all’inizio il “progetto folle di sostituirmi a chi aveva scritto quelle pagine, in una possibile celebrità che sarebbe potuta derivarmi dalla pubblicazione di quel libro”.

A partire da questo momento narrativo, si aprono i piani diversificati della narrazione e cominciano a sciorinarsi rimandi interni abilmente strutturati.

Su un PRIMO PIANO DELLA LETTURA, la lettura che l’io narrante fa del romanzo trafugato,  è la  storia di Lia, una giovane donna che, a sua volta trovando delle lettere in un vecchio secretaire, scopre l’omosessualità di sua madre. Si apre così un SECONDO PIANO DELLA LETTURA: quello in cui è Lia che legge le lettere scambiate tra sua madre Ambra e la sua compagna Fara; un secondo piano di lettura in cui campeggia la storia d’amore tra Ambra e Fara adolescenti, compromessa dall’invidia, dalla grettezza e dal perbenismo di un ambiente piccolo borghese che, completamente risolto nella miseria della povera dialettica “vizi privati e pubbliche virtù”, è completamente incapace  di comprendere la purezza di un sentimento colpevole solo di essere al di fuori delle convenzioni ipocrite. Un amore forte di per sé, ma fragile a fronte della cultura dominante, radicata ed egemone e quindi capace di soffocare e vanificare senza alcuna umana pietas ciò che non rientra negli schemi da essa imposti.

Questo secondo  piano di lettura si interrompe con Lia che  decide di andare alla ricerca, dopo tanti anni, di Fara “per rendere giustizia a quelle due ragazze del1964, aquel loro amore nato nel posto e nel tempo sbagliato; a quella storia che ora poteva avere un altro seguito, un altro significato, e restituire a sua madre il sorriso che rare volte aveva visto sul suo volto, sempre più simile a un decoro riuscito male”

 Si  torna così al piano di partenza, il PIANO DELLA REALTà, con la crisi di coscienza

dell’io narrante, che a sua volta decide di andare alla ricerca dell’autrice del testo trafugato. A questo punto, inaspettatamente, la narrazione si apre a un universo troppo spesso inesplorato e incompreso: la pazzia. Consequenziale risulta quindi, nella parte finale del romanzo,  la riflessione che l’autore offre sulla realtà  della malattia mentale e sul messaggio rivoluzionario del grande Basaglia.

La somma di tutte queste esperienze porta infine  l’io narrante a una profonda riflessione su se stesso che si traduce in una vera e propria ‘rinascita’ interiore e morale.

 

Sezione Narrativa edita

 

2° Premio      Dario Pontuale

                Nessuno ha mai visto decadere l’atomo di idrogeno   (bordeaux ed.)

 

Protagonista di questo romanzo è Zeno Bisanti, che si ritrova  suo malgrado a vivere  una sorta di seconda vita dopo aver scoperto, da documenti ritrovati nella cantina che sta sgomberando e da strani taccuini che cominciano a essergli recapitati da strani personaggi,  l’esistenza di Uqbar, paese inesplorato, ignorato dall’umanità e riportato alla luce (ma solo in senso figurato) dall’attività quasi maniacale di ricerca e di conservazione  del vecchio proprietario della casa che Zeno ha acquistato. Questo il fulcro narrativo di un’opera che si snoda in modo piacevole, intelligente e arguto nel dipanare una vicenda dai risvolti e dagli esiti inaspettati. L’Autore sa padroneggiare mirabilmente le fila di una vicenda complessa e appassionante,  ricca di colpi di scena, sospesa tra verità  e finzione, sogno e realtà. Un’opera che si vale di ragguardevoli riferimenti letterari e in cui è presente anche un significativo inciso di carattere socio-culturale che rimanda alle posizioni di  Pier Paolo Pasolini  sulla televisione: posizioni che si sono realizzate e che vedono la loro estrema attualizzazione nell’odierna  TV-spazzatura.

Lo stile, arguto e originale,  sa  valersi  di registri differenziati. Notevole è l’abilità dell’Autore nella strutturazione dei dialoghi.

 

Sezione Narrativa edita

 

3° Premio      Paola Giusto

                            Quel che è certo                  (editrice Il torchio)

 

 

Una scrittura  fresca e lineare, che  dà la possibilità all’Autrice di conferire il giusto registro ad atmosfere narrative molto diverse:

a)     la narrazione di un mondo arcaico ormai perduto;

b)    la malattia e i legami che attorno a essa si riaffermano;

c)     una vena sottile di intelligente ironia.

     Una scrittura che sembra voler indugiare nelle parti descrittive su elementi  struggenti di un  mondo  semplice, atavico, ormai perduto, che può però rivivere  nella memoria,     che  sembra potersi  riattualizzare proprio attraverso la scelta stilistica dell’Autrice.

     Si avverte spesso in alcuni di questi racconti una vena di nostalgia che li percorre come      un filo rosso: nostalgia per un tempo perduto, per un mondo arcaico cancellato dall’incalzare dello sviluppo, di un’umanità che dalla condizione contadina è passata alla condizione piccolo-borghese. Sono questi i racconti dedicati agli ‘ultimi’, che recano in sé un’ulteriore contributo a quanto già l’opera di Pasolini testimonia.

     A ben vedere, sono racconti dedicati soprattutto alle ‘ultime’. Sì, perché la costante di questi componimenti è la figura della donna, considerata attraverso le diverse stagioni della vita: bambina, adolescente, giovane, matura, anziana.

     Ma ci sono anche racconti dedicati alla malattia. Da una parte la malattia che ‘spegne’      gradualmente la persona, escludendola a poco a poco dal corso normale della vita che si svolge attorno, dalla consapevolezza stessa della vita.  E contestualmente la dedizione, la devozione di chi non lascia che la malattia vanifichi e cancelli  legami         d’affetto tenaci e indissolubili.

 

 

 

 

SEZIONE AUTOBIOGRAFIE

 

 

1° Premio                            Giancarla Melecci

                                                   5 anni una vita

                                                     L’importante è crederci          (Albatros ed.)

Voglio richiamare l’attenzione sul sottotitolo. L’importante, nella situazione che l’Autrice riferisce, è credere che la vita sia possibile anche quando lo scorrere uguale infinito dei giorni riesce perfino a sfuggire alla percezione spazio-temporale del soggetto, tanto è disumana e disumanizzante la condizione in cui il soggetto stesso è tenuto.

Penso a “Se questo è un uomo” e mi verrebbe purtroppo ‘naturale’ parafrasare il titolo di quell’opera in “Se questa è una bambina”. Perché non si può negare, mortificare l’infanzia, il periodo che dovrebbe essere il più bello di una vita che sta iniziando, il periodo in cui si pongono le premesse di una vita che inizia, il periodo in cui si formano in chi inizia la propria vita valori e aspettative.

È ‘spiazzante’ la capacità che Giancarla Melecci esprime  con questa opera di ricostruire fin nei minimi dettagli le percezioni sensoriali e le ripercussioni psicologiche  di se stessa bambina, reclusa nell’istituto che di lei  avrebbe dovuto prendersi cura. L’Autrice riesce a fare questo con un’accuratezza, una ‘precisione’ che valgono a rendere nella sua pienezza il processo ascendente del loro sommarsi, del loro devastante accumularsi; riuscendo così non solo a ‘comunicarle’, ma a farne appropriare interiormente  il lettore. A dargli la possibilità di  conoscere una realtà dolorosa e inimmaginabile. E a indurlo alla riflessione.

SEZIONE AUTOBIOGRAFIE

 

2° Premio       Roberto Tufariello

                                     Come le stelle del cielo

 

L’umanità, come le innumerevoli stelle del cielo… Splendida ognuna di loro e ancor più bello il loro essere insieme. Un cielo stellato, appunto. E’ la segreta bellezza di ogni essere umano…

Questo romanzo autobiografico  di Roberto Tufariello colpisce e lascia un segno importante.

La vicenda umana dell’Autore si pone al centro di eventi storici di portata mondiale: la seconda guerra mondiale, il dopoguerra, il Concilio, il Sessantotto. Le vicende personali dell’Autore si intrecciano con innumerevoli altre storie,  di gente comune e non. Vicende umane  uniche nella loro peculiarità, sia quando si tratta di  storie normali di persone comuni, sia  quando si tratta di vicende straordinarie di persone non comuni. Storie che recano però tutte in sé il tratto fondamentale che le accomuna: l’irripetibilità. Storie diverse, ma  simili tutte  a quelle di milioni e milioni di altre persone. Storie che -dice l’Autore- è utile portare alla luce anche dopo tanti anni perché le conseguenze si fanno ancora sentire, sia nelle singole esistenze sia nella storia generale dei popoli.   Ecco che allora la somma di tutte queste innumerevoli vicende, che si svolge lungo un tratto importantissimo della storia recente, può portare un contributo fondamentale al patrimonio della memoria storica,  che tutti noi dovremmo costantemente contribuire a curare e a salvaguardare. Perché, come afferma Sepulveda, “un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”

 

SEZIONE AUTOBIOGRAFIE

 

3° Premio                      Vittorio Andreucci

                                            Quasi non ci credo               (Albatros ed)

La vicenda esemplare di un uomo, prima che di un medico. Un uomo che racconta se stesso, come uomo e come medico. Un uomo, un medico che sintetizza nella sua vicenda personale l’importanza del far coincidere nella stessa persona il medico e l’uomo. La vicenda esemplare   di un uomo che, avendo scelto una branca molto delicata della medicina -la nefrologia-  ha messo nella pratica della ricerca e della professione tutta la carica di umanità che vale a rendere pienamente  efficace un’attività professionale alla quale non possono bastare le pur imprescindibili conoscenze e competenze. Perché alla base di una pratica medica di questo genere  devono esserci la passione, il coraggio di esporsi, di prendere posizioni spesso difficili, di saper dire no a ricatti più o meno larvati, di combattere con coraggio fuori e dentro gli ospedali. Sempre in assoluta coerenza con  il giuramento di Ippocrate.

 

 

 

 

Sezione  POESIA EDITA

 

1° Premio                       Franco Casadei            

                                            Il bianco delle vele                   (Raffaelli ed.)

 

Poesia non è la capacità di fare bellissimi ragionamenti o acute riflessioni, non è l’originalità del pensiero filosofico o la possibilità di dimostrare una profonda cultura. Poesia è riuscire a dare voce alle cose che colpiscono la mente e il cuore attraverso immagini forti, vive e potenti, che sgorgano l’una dall’altra, che si connettono misteriosamente  fra loro e si compongono secondo ritmi precisi ma sempre diversi. Un’aura pascoliana sembra percorrere molti dei versi di Franco Casadei, soprattutto quando si sostanziano in parole illuminate di una luce vergine che sa restituire la dimensione di  innocenza primigenia  di “fanciullino”; ma che pure è attraversata da un senso  tenero di  nostalgia che quelle parole portano in sé.

Il linguaggio poetico di questa silloge fa  propria, tra l’altro, l’alta lezione dell’Ermetismo, che il poeta mostra peraltro di aver  rielaborato  in modo personale, conseguendo esiti del tutto originali.

 

 

 

Sezione POESIA EDITA

 

2° Premio          Tommaso Calarco

                                A te… che non sei forma             (Albatros ed.)

 

Lo stato di perenne inquietudine che caratterizza la vita di tanti di noi nella società odierna, per molti aspetti alienata e alienante. La conseguente impossibilità di darne espressione, di comunicarlo e di condividerlo. Questa la premessa fondamentale che dà voce alla poesia di Tommaso Calarco. Una poesia risolta in un  turbinio di parole inusuali, inusitate, che portano sempre in sé e con sé una sorta di implicita, paradossale e misteriosa sistematicità.  Il lettore può  riconoscere e identificare  le  pieghe nascoste  di un’interiorità capace di accomunarlo ai tanti spiriti inquieti alla ricerca delle parole precise -proprio quelle, non altre-  che l’Autore ha saputo trovare e identificare.

Il linguaggio poetico è di taglio sicuramente originale, al di fuori di ogni canone: le parole – come ben afferma Pamela Michelis nell’introduzione alla silloge- “sembrano piccole gocce che picchiettano rapide e colorate su una superficie d’acqua: si creano suoni nuovi, rapidi, sorprendenti, che ti avvolgono e ti trascinano”

 

 

 

 

Sezione POESIA EDITA

 

3° Premio              Yuri Storai                           

                                    Le parole dei sensi       (Davide Zedda ed.)   

                           

Con questa  silloge davvero originale, Yuri Storai  dà voce a un suo  percorso personale,  traccia quasi una sorta di “diario dell’anima”. Un’esperienza questa che però non si risolve a livello personale ma  che,  segnando le linee di una ricerca interiore che si presenta nei suoi aspetti più intimamente introspettivi, riesce a trascendere il piano meramente individuale per porsi anche come ricerca quasi  filosofica. Il linguaggio poetico si caratterizza per la presenza -discreta ma al tempo stesso probante- della musica. Lo studio ma soprattutto l’interiorizzazione della musica si pongono infatti come esperienze attraverso cui Yuri Storai riesce a elaborare un’espressione tutta personale che, facendo propria la lezione delle più recenti esperienze dell’arte poetica, non esita a ‘rompere’ fino alle estreme conseguenze legami grammaticali e sintattici, inventando atmosfere suggestive che non di rado sinestesie e ossimori pervadono di una luce  quasi irreale.

 

 

SEZIONE SPECIALE

La violenza contro le donne: un problema sociale

 

1° Premio                      Paulette Ievoli

                                            Amore criminale               (Libertà ed.)

“Perciò non puoi ricordare, ma mi conosci così bene dopo quasi dodici anni di convivenza, che i miei ricordi riesci a leggerli, li vedo riflessi nel tuo sguardo quando mi guardi dolce come un tempo, ma poi la luce cambia e diventa inspiegabilmente spietata, disperata, folle, diabolica. Non ho mai avuto paura di te, vorrei tu lo sapessi, non ho mai chiesto aiuto, non mi sono mai confidata con un’amica  per rivelarle il segreto del nostro rapporto. Adesso sento che la fine è vicina per uno dei due. O forse moriremo abbracciati nel gran letto del dolore, dove giacciono gli amanti in una sola tomba, quella del loro amore.”

Un amore criminale, appunto. Criminale perché è distruzione, annientamento, -oserei dire pianificato, dell’altro. Ma amore criminale che è anche cosciente, lucido, paradossalmente complice  piegarsi della vittima alla volontà del suo carnefice; ad accettare questo rapporto  come condanna perpetua a subire,  a soggiacere a una volontà inspiegabilmente perversa, in un crescendo di violenza fisica e psicologica che, completamente annullando la dignità della donna,  diventa una spirale da incubo, diventa tunnel senza luce. Diventa accettazione, tacito consenso, finanche complicità, certezza che deve essere così, che non può non essere così: che l’amore – l’amore criminale, appunto- deve essere questo.

Con questo romanzo Paulette Ievoli  riesce a dare concretezza ‘razionale’ a qualcosa che sembra – ed è – irrazionale: al legame tra una donna e un uomo che in certi casi, partendo dalla normalità di un rapporto di coppia,  può scivolare a poco a poco e sprofondare infine negli inferi della violenza e della soggezione più estreme, degradanti e inusitate.  Un romanzo che, dando un messaggio molto preciso, vuole soprattutto essere monito: solo la donna può impedire che tutto questo accada. Perché alla donna e a lei sola spetta di rompere  catene che sembrano irreversibili e indissolubili. Questo è il suo solo e più autentico dovere. Questo è l’alto messaggio che questo romanzo indirizza a noi tutti.

 

 

 

2° Premio             Adriana M. Martino

                                  Il fallo ignorante                 (Albatros ed.)

 

“Rispettando chi amiamo possiamo vivere in un mondo migliore”

Adriana Martino dipinge con questo romanzo un  affresco trasversale di mondi (la Sicilia, gli USA, l’Afganistan) distanti  nel tempo e nello spazio, ma uniti dalla cieca e ottusa osservanza di quelli che solo forzatamente possono definirsi sistemi di valori. Più che sistemi di valori, sono un realtà norme arcaiche, desuete, illogiche;  consuetudini irrispettose della donna in particolare, ma anche e soprattutto dell’essere umano in genere. Sistemi di vita che disconoscono la dignità della donna come persona, che elevano la violenza nelle sue varie forme (fisica,psicologica, morale) come norma sociale sancita dalla consuetudine, che  sanciscono come legittimo  l’arbitrio della violenza che sulla donna si esercita. Ma non basta. Sono sistemi di vita che disconoscono tout court la dignità della donna in quanto persona, che disconoscono addirittura la sua identità di persona. Perché elevare la violenza contro la donna a sistema equivale a disconoscere e a ‘violentare’ la dignità e la sacralità dell’essere umano. E intendo ‘essere umano’ come categoria di pensiero. Che cosa contrapporre a tutto questo? Che cosa proporre per poter “vivere in un mondo migliore”?  Adriana Martino indica con chiarezza l’importanza fondamentale di strutture adeguate che siano vicine alle donne oggetto di violenza, che possano proteggerle ma soprattutto che possano aiutare a prendere consapevolezza dei propri diritti negati, dei torti subìti. Che possano soprattutto aiutarle a riappropriarsi del bene più grande e prezioso: la propria dignità, la propria vita.

Una riflessione che si conclude con una vera e propria apologia del rispetto e della tolleranza, condicio sine qua della convivenza pacifica e civile.

 

3° Premio                      Rosanna Filomena       

                                               Quando il vento soffia forte         (Albatros ed.)

Elisa non era una nostra amica

né una nostra conoscente

eppure la sua storia è entrata in noi

E non con la superficialità

O quasi abitudine con cui si apprendono notizie

Ma con quella partecipata emozione

Che rende ogni vita importante e speciale

Io sono sicura che anche Elisa

sente vibrare la sua anima

ogni volta che ode parole che sanno d’amore per lei

 

Una piece teatrale che Rosanna Filomena ha scritto nell’ottobre del 2010 e che è stata portata in scena al Teatro “Stabile” di Potenza il 17 marzo 2011, vale a dire nell’anniversario del ritrovamento del corpo di Elisa Claps nel sottotetto della chiesa della Trinità.

Un lavoro che scaturisce da due valori fondamentali e fondanti: il sentimento della pietas  e l’impegno civile.

La vicenda crudele di Elisa Claps, al di là e al di sopra della morbosità di certa cronaca e di certa deteriore TV del dolore,  è offerta alla nostra riflessione dalle parole dense di sentimento, di poesia ma anche di monito  che Rosanna Filomena ha saputo trovare per raccontarla. Una  vicenda di violenza che  diventa emblematica di una dolorosa ‘categoria’ che la società odierna (e non solo) ha elaborato nel corso dei secoli. Fino ad arrivare allo scandalo odierno della violenza sulla donna come problema ormai sociale. Una vicenda che però diventa, in quest’opera di Rosanna Filomena,  orizzonte per

riflettere sul senso della morte e sul valore della vita, sul senso  dell’amicizia e dei rapporti umani e per converso  sulla prepotenza, sull’ arroganza devastante dell’uomo che non considera e non rispetta  la vita degli altri.

Ma diventa anche atto d’accusa contro misteri,  false dichiarazioni che sono valse a sviare il corso delle indagini e la possibilità di rendere almeno giustizia (ma quale?) a una vita stroncata al suo sbocciare.

 

 

 

Menzione di merito 

Elena Mugnaini              Senza pelle

Nessuno può salvare nessun altro se questi non vuole salvarsi per primo.

L’amore  che Paolo provava per Isabella era un amore possessivo, un amore egocentrico. Essa era un suo oggetto, colei che aveva il dovere di colmare una mancanza che egli avvertiva nella propria anima, colei che doveva riparare quella frattura insita dentro di lui. Essa era il significato della sua essenza, era l’argine della sua sofferenza, era la pelle che lo proteggeva. Quando lei lo lasciò fu come disintegrarsi, come perdere ogni senso, come sentirsi vulnerabile. Fu come sentirsi senza pelle.

La vicenda tragica di questo racconto si sviluppa su tre piani:

–         la tragedia dell’uomo che, da sempre rifiutato dalla famiglia, vive in una dimensione di solitudine interiore e di sostanziale isolamento coscientemente perseguito

–         una tragedia che è propedeutica alla tragedia vera e propria: la reazione furiosa all’abbandono da parte della donna amata

–         la tragedia di un analista incapace di comprendere che, dietro un’ apparente volontà di riedificazione interiore di un uomo abbandonato dalla sua compagna, si nasconde in realtà un caso di vera e propria schizofrenia; e un percorso già compiuto di violenza omicida

Menzione di merito                

Marisa Attanasio                        La grotta delle sirene

“Perdonami, piccola mia. Ho fallito tutto. Come mamma, come moglie, come donna. Non sono stata capace di evitarti una vita così orribile. Se avessi saputo prima ciò che sarebbe stato di te, avrei fatto con te quello che fatto ai tuoi fratelli o sorelle. Chissà. Ho provocato io gli aborti. Non volevo dare altre vittime in pasto al mostro. Mi spiace, piccola mia., non avrei mai immaginato tutto questo E, ora che so, non riesco a fare nulla per evitarlo. Perdonami, mia piccola Dora.! Voglio solo che tu sappia che ti voglio bene. Se puoi, se riesci, liberati di lui. Addio, piccola mia.

Vittime e carnefici, più o meno ‘feroci’, più o meno consapevoli. Vittime e carnefici che sono il  prodotto della violenza di una cultura sostanzialmente misogina e di un sistema di potere.  Vittima principale la ragazza  14enne abusata dal padre, uccisa non materialmente ma nella  sua dignità di persona, una ragazza  che viene privata  del suo diritto a costruire e a vivere appieno la propria vita . Ma anche una madre che, consapevole e impotente di fronte a tanto orrore, sceglie il suicidio. Carnefice un uomo che non  sa e non vuole essere né padre per la bambina che ha messo al mondo, né  compagno di vita per madre di quella bambina. Ma carnefice ancora più crudele l’insensibilità di quelli che dovrebbero dare un aiuto e un orizzonte a chi è vittima di tanto male . L’autrice li definisce “la schiera degli insensibili”: operatori cosiddetti specializzati, addetti ai lavori che talvolta,  per superficialità quando non per tragicamente banale incompetenza, non sanno vedere, non sanno capire, non sanno intervenire, non sanno dare l’aiuto che si aspetta da loro e a che a loro spetta di dare. E l’indifferenza, espressione suprema della ‘banalità del male’, che regna sovrana su tutto. Una vicenda resa ancor più significativa dal messaggio di speranza di cui si fa portatrice, nonostante tutto: è dovere di tutti opporsi, resistere. E’ dovere di tutti: di chi subisce e di chi viene a conoscenza di vicende di violenza e di orrore.

PREMIO SPECIALE               “La Scrittura come Valore”

Romeo Gafon                    Poesie inedite

                                               Nomadi pensieri di un ergastolano

                                               Sguardi nascosti

                                               Incubo

                                               Cambiamento

La Scrittura come Valore, ma anche il valore che la scrittura può avere per dare spazio, con la voce poetica, al mondo interiore di chi  vive la condizione e la dimensione del carcere Romeo Gafon ha voluto fortemente esprimere pensieri, stati d’animo, amarezza ma anche speranza. Queste poesie dovrebbero essere di esempio e di richiamo sulla necessità assoluta che l’istituzione carceraria non  si risolva unicamente nell’aspetto punitivo, ma sia anche un’occasione  che una società civile non può e non deve perdere: l’occasione che si deve fornire a chi ha sbagliato per riflettere, per fare i conti con se stesso, per acquisire autoconsapevolezza. Nella prospettiva di rinascita all’insegna di una speranza di miglioramento personale.

 

PREMIO SPECIALE               “La Scrittura come Valore”

Elisabetta Pucci                Attraverso il cuore

La Scrittura come Valore assume, in questo libro di Elisabetta Pucci, la valenza particolare della Memoria: memoria che è personale ma che ha in sé anche e soprattutto il valore della Memoria storica. Le vicende narrate in questo libro sono state realmente vissute da Francesco Pucci, il padre dell’Autrice, che ha voluto lasciare l’eredità morale di queste sue vicende. Si tratta del  racconto dell’orrore di ventidue mesi di prigionia seguiti al tradimento, dopo l’8 settembre 1943,  di un graduato infedele che  vende ai tedeschi tutta la squadra di soldati che gli è affidata. Il diario del giovane  Francesco si snoda in un racconto, lucido ma al tempo stesso struggente, nella doppia identità di vittima e di testimone. Vittima egli stesso di soprusi e angherie, Francesco si trova a essere  testimone della fine di tanti altri giovani come lui, uccisi a freddo dagli aguzzini, ma anche logorati dalle malattie

Francesco è tra i fortunati che sopravvivono a tanto orrore e che  riescono a tornare a casa.

E noi tutti possiamo ritenerci fortunati per avere avuto la possibilità di raccogliere, attraverso sua figlia,  la testimonianza diretta e importantissima che egli ha voluto lasciarci.

Questo Premo speciale, che Mondolibro ha voluto attribuire a sua figlia Elisabetta in questa XV edizione,  intende essere un segno di riconoscenza per aver reso possibile tutto questo proprio con l’alto valore della sua scrittura. Ma anche per l’impegno da tempo ormai fatto proprio da questa scrittrice  a raccogliere la memoria storica di fatti accaduti nei territori toscani ai tempi del fascismo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *