Risultati premio XIV

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE
MONDOLIBRO
(XIV Edizione)


La giuria del Premio Letterario Internazionale Mondolibro – XIV Edizione
formata da:
Maria Grazia Greco (Scrittrice,saggista, direttore responsabile dell’Agenzia letteraria Mondolibro)
Guglielmo Sanucci (teologo, ricercatore, Presidente Gruppo Laico di Ricerca)
Alfredo Meleleo (Editore) Cromosema – Impressioni d’Arte (www.cromosema.it/ars)
Bruno Leonarduzzi (Consigliere Associazione Culturale Gruppo Laico di Ricerca)
Paolo Macoratti (Presidente Ass. Garibaldini per l’Italia)
nella riunione del 22 maggio 2012 ha attribuito i seguenti riconoscimenti:

SEZ. B – NARRATIVA EDITA
1° Premio
Barbara Beneforti
L’ultima stagione
Una storia vera
(Marco Del Bucchia ed.)

2° Premio
Tiziano Storai
La valle delle nebbie
(Marco Del Bucchia ed.)

3° Premio
Nicoletta e Luigino Vador
Il maestro di violino
(Ibiskos ed.)

SEZ. A – NARRATIVA INEDITA
1° Premio
Annalisa Pardi
La donna macchina

2° Premio
Sandro Manoni
L’isola dei de Martis

3° Premio
Fabio Pasian
Come le dita di una mano

SEZ. D – POESIA EDITA
1° Premio
Claudio Prili
L’ordine delle cose
(Montedit ed.)

2° Premio
Francesco Sassetto
A un casello impreciso
(Valentina ed.)

3° Premio
Paolo Alberto Volpe
100 poesie fra due mondi
(Casa Editrice Cromosema Roma)
SEZIONE SPECIALE G – EREDITA’ E ATTUALITA’
DI PIER PAOLO PASOLINI
UOMO ARTISTA PROFETA LAICO

Premio assoluto a Aldo Riccadonna
per il saggio
Briciole scettiche del XX secolo (Albatros ed.)
Premio Speciale della Giuria
“La scrittura come Valore”

Conferito a opere che si sono distinte per aver proposto, nell’ambito della XIV edizione del Premio letterario Mondolibro, un importante spazio di riflessione sulla condizione giovanile

Gianmatteo Ercolino
per il romanzo
Arbalos
(Parnaso ed.)

Mario Relandini
per il racconto inedito
Mamma mia

Letizia Susi
per il romanzo
Tra realtà e fantasia
(Albatros ed.)
La cerimonia che concluderà la presente edizione del Premio Mondolibro avrà luogo a Roma, sabato 16 giugno h 17.00 presso il Centro Habitat Mediterraneo LIPU – Ostia Lido (Parcheggio Porto Turistico di Roma – ingresso da Via dell’Idroscalo), raggiungibile con metro Ostia Lido da Porta S. Paolo (Piramide) a fermata Lido Centro e da qui con bus 01 o 014 o 015 fino al Porto di Roma.
I premi per le sezioni C – E – F non sono stati assegnati (art. 8 regolamento)
I risultati del Premio sono stati comunicati a vincitori e finalisti (art.5 regolamento)
I premi, che non potranno in nessun caso essere inviati per posta, dovranno essere ritirati personalmente dagli Autori o da persone da essi delegate per iscritto, esclusivamente nel corso della cerimonia conclusiva
(art.6 regolamento)

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE
MONDOLIBRO

(XIV Edizione)

OPERE PREMIATE
MOTIVAZIONI DELLA GIURIA

Sez. A – Narrativa inedita
1° Premio
Annalisa Pardi
La donna macchina
Una vicenda d’inquietante attualità, ambientata com’è in un’epoca (il ‘700 illuminista) in cui, come accade ai nostri giorni, la tecnica con il suo sviluppo irrefrenabile si impone in tutti i campi della vita umana, spesso stabilendo regole e ritmi anche sul piano della coscienza individuale e dell’etica.
Protagonista di questa storia è un nobile, che non può rassegnarsi alla perdita della moglie amatissima e che, accecato dal dolore, intraprende un percorso devastante di follia, arrivando a farsi confezionare da un meccanico di precisione un automa dalle fattezze dell’amata.
Il romanzo di Annalisa Pardi traccia con piglio sicuro l’evolversi del rapporto del protagonista con questa misteriosa macchina che riproduce l’irriproducibile: un essere umano, il microcosmo unico e irripetibile in cui si sostanzia l’unicità di ogni persona.
Il ritmo incalzante che l’autrice conferisce alla narrazione risulta perfettamente funzionale a riprodurre l’atmosfera di inquietudine di cui è pervasa questa vicenda surreale, onirica quasi, che ha in sé connaturate le tinte angosciose dell’ incubo.
Una vicenda surreale appunto, permeata dall’angoscia e dal dubbio generati da quello che si impone implicitamente come il problema di fondo: ha diritto l’uomo di mettere le mani nel mistero della vita? E soprattutto, può l’uomo pretendere di avere questo diritto, può piegarne i risultati a soddisfare semplicemente le proprie esigenze egoisticamente personali?
E’ propria questa l’enorme responsabilità che il protagonista di questo romanzo prende su di sé. Così la creazione di una macchina in grado di sostituire un essere umano, non in una meccanica catena di montaggio ma in una vicenda esistenziale, assurge al valore esemplare della scelta che per certi versi anche la nostra società odierna ha compiuto: la scelta di percorrere inesorabilmente la strada dello sviluppo a tutti i costi. E che propone alla nostra attenzione il richiamo pressante di Pier Paolo Pasolini a non confondere mai l’idea di “progresso” con la realtà di un certo tipo di “sviluppo”.

2° Premio
Sandro Manoni
L’isola dei de Martis
Una saga familiare ambientata in Sardegna: una delle zone d’Italia più profondamente segnate, trasformate e non raramente snaturate dall’intervento invadente e invasivo della mano dell’uomo, mossa da interessi economici che non esitano a espletarsi in spregiudicate manovre economiche, in devastante speculazione. L’Autore sceglie di denunciare tutto questo indicando al lettore l’exemplum della famiglia De Martis, della sua vicenda nell’arco di tre generazioni: a partire da una Sardegna atavica, dal fascino primigenio della sua natura originariamente intatta e incontaminata, per seguirne le vicende attraverso le trasformazioni di un ambiente naturale ma anche antropologico e sociale sotto la spinta di un irrefrenabile boom economico; fino ad estendere la cronologia del romanzo alla squallida attualità della Sardegna “che oggi associamo alle feste cafonal del Billionaire di Flavio Briatore o a condoni per Villa Certosa”
Il rispetto reverenziale, quasi religioso per una terra che, come purtroppo molte altre in Italia e non solo, sembra paradossalmente condannata proprio dalla sua bellezza maestosa e incontaminata alla rovina della speculazione edilizia selvaggia, allo scempio di un dissennato turismo di massa, di un ancor più dissennato e volgare turismo di e da “nuovi ricchi” . L’amarezza che da tutto questo discende ma che, nel caso di Sandro Manoni, si traduce in lucida e argomentata denuncia della “modernità ambigua e pacchiana” che di fatto ha sottratto e sottrae quest’isola meravigliosa alla sua sobria, dignitosa popolazione.
Il romanzo si vale di una scrittura efficace e scaltrita:il narratore onnisciente che, se consente il corretto dipanarsi di una trama abbastanza complessa e articolata, consente parimenti all’Autore di esprimere efficacemente i valori e le considerazioni di cui l’opera si sostanzia; una notevole capacità di approfondimento psicologico dei personaggi che si fanno espressione concreta di tutto questo; una mirabile abilità di variare opportunamente registri linguistici di volta in volta funzionali ai vari momenti narrativi.

3° Premio
Fabio Pasian
Come le dita di una mano
L’opera si segnala per l’originalità della struttura: quattordici unità narrative che non sono semplici racconti ma vere e proprie istantanee in cui l’autore descrive la vita di dieci ragazzi che compongono una squadra giovanile di pallacanestro.
L’arco di tempo coperto abbraccia il periodo che va dal 1970 al 1986, anni che vedono lo snodarsi delle storie individuali di ciascuno dei componenti il gruppo, dal delicato passaggio della fase adolescenziale alle singole realizzazioni esistenziali della fase pienamente giovanile.
L’Autore sa mettere in efficace evidenza in ciascuna delle storie individuali e nella dimensione collettiva del racconto vicende esemplari in cui il rapporto con gli altri e il supporto mutualmente offerto valgono a far affrontare e superare le difficoltà che la vita mette davanti a ciascuno.
Risulta oltremodo pregevole e significativo poter cogliere questi elementi narrativi, pienamente autonomi e in sé realizzati, come componenti armoniche di una vicenda collettiva che ha come filo rosso i valori di solidarietà e di aiuto reciproco, che troppo spesso appaiono ormai desueti ai nostri giorni. Questa scelta strutturale consente all’Autore di trascorrere lungo un arco differenziato ma mai eterogeneo di problematiche che trovano in Trieste la loro ambientazione ideale: una Trieste sorprendente, delle bore, dei caffè in stile viennese, dei paesaggi carsici che evoca; la sua atmosfera tipicamente ‘sveviana’, crogiolo di culture lingue e tradizioni che si incontrano convivono si fondono, ma che possono anche lasciarsi dietro un retrogusto amarognolo di nazionalità spesso ai limiti del ‘nazionalismo’, dove esseri umani divisi da una semplice linea di confine possono guardarsi con sospetto, serbando dentro di sé l’eco indefinita di inimicizie ataviche, che può anche prolungarsi trascinando nel corso del tempo una mai superata diffidenza.
La Trieste che però parimenti può dare i natali a una delle più grandi e rivoluzionarie affermazioni della dignità umana:quella incarnata dal pensiero e dall’opera del grande Basaglia .
L’uso sapiente di tecniche narrative come il flash-back e soprattutto del meno comune flashforward (un balzo in avanti nel tempo, un’anticipazione del futuro narrativo) rendono sostenuto e mai monocorde il ritmo narrativo.

Sezione B – NARRATIVA EDITA
1° Premio
Barbara Beneforti
L’ultima stagione
Una storia vera
Appunto un fatto realmente accaduto è alla base di questo romanzo: un contadino barbaramente ucciso il 26 agosto 1866 in un posto chiamato Barba di Becco, tra le colline nei pressi di Pistoia “Raccontavano i vecchi –riferisce la stessa Autrice- che Ferdinando era stato ucciso da un montanaro […] per rubargli i soldi che gli aveva affidato il padrone per l’acquisto di un ciuco.[…] Un dramma di poco conto, con un cattivo da quattro soldi e un morto di nessuna importanza, che non interessò neppure le cronache locali”
Un dramma umile, si potrebbe dire, che però, recuperato dallo studio documentale effettuato dall’Autrice, assurge a esemplare ricostruzione delle vicende quotidiane di una comunità facendosi racconto delle tradizioni popolari di un certo luogo, (la Valdibure), in un preciso momento storico (gli anni immediatamente seguenti il 1861, quando Firenze è la capitale del Regno d’Italia). Una narrazione da cui di tanto in tanto fa capolino la Storia ‘ufficiale’, con precisi e argomentati riferimenti alle condizioni socio-economiche e alla situazione politica del tempo. Una storia ufficiale che sottende quelle vicende minute, le vicende quotidiane di un’umanità che quella Storia ‘ufficiale’ non decide, che anzi subisce; ma che pure rende possibile col suo oscuro operare quotidiano che la Storia ci sia.
L’atmosfera d’ambiente contadino-agreste connaturata a questa vicenda, la struttura narrativa, lo stile sono mirabilmente interconnessi e armonizzati nella narrazione di Barbara Beneforti. Lo stile, in particolare contribuisce a creare l’atmosfera da un lato riproducendo il registro orale anche nelle parti descrittive ed espositive attraverso una scelta lessicale che denota competenza tecnica; dall’altro lato concentrandosi sul discorso indiretto libero di matrice verghiana, che vale a conferire un ritmo costante ma mai invadente alla narrazione. Una sapiente e scaltrita tecnica narrativa che riesce talvolta perfino a conseguire esiti di vera poesia.
2°Premio
Tiziano Storai
La valle delle nebbie
Un romanzo storico davvero pregevole per argomento e per fattura. Vi si narrano vicende ambientate in Valdinievole, la valle racchiusa tra le propaggini del padule e i colli di Baggiano, di Montecatini e di Monsumanno dove, nell’estate del 1315, i ghibellini pisani e lucchesi di Uguccione della Faggiuola e di Castruccio Castracani si scontrano con i guelfi neri di Firenze guidati da Carlo d’Angiò nell’epica (ma misconosciuta) battaglia di Montecatini. In questo contesto storico, attraverso i frammenti di una cronica attribuita a Ugolino da Montecatini e attraverso le avventure del templare francese Maurice de Lavalle, l’Autore ricostruisce il viaggio avventuroso che il testo originale dell’Inferno dantesco affronta in quegli stessi giorni e in quegli stessi luoghi.
“La valle delle nebbie – scrive Giampiero Giampieri nella sua prefazione- per nostra fortuna non è uno di quei romanzi dal ritmo mozzafiato, dai personaggi indimenticabili, dagli intrecci sorprendenti che l’industria culturale sforna in quantità angosciosa. […] Non è un noir né un thriller storico.” E’ piuttosto un’alta esercitazione di ricerca storico-letteraria , un’impegnativa ed esauriente operazione di recupero della memoria attraverso la ricostruzione di un ambiente e della sua storia così come erano settecento anni fa.
Mirabile, oltre il cospicuo apparato di documentazione che è alla base della stesura di questo romanzo, è l’ottima capacità che l’Autore mostra nella strutturazione narrativa di una trama complessa che si articola in varie sottotrame; ma anche e soprattutto nelle suggestive descrizioni del paesaggio dell’antica Valdinievole. Il tutto costantemente sorretto da uno stile agile lineare e armonioso che rende avvincente e piacevole la lettura

3°Premio

Nicoletta e Luigino Vador
Il maestro di violino
I passaggi fondamentali del percorso di formazione di Marco, un ragazzo poi giovane uomo che, a partire dall’inspiegabile suicidio del padre, viene a poco a poco a conoscenza delle vicende della sua famiglia legate a fatti accaduti durante il fascismo e nel periodo immediatamente successivo.
Non un romanzo ‘di genere’, bensì la ricostruzione intensa e delicata di un percorso di formazione che è soprattutto una ricerca d’identità tanto più ardua e dolorosa perché su di essa incombe una tragedia inaspettata e inspiegabile: il crollo del mito che per Marco era suo padre e il conseguente traumatico venir meno delle sicurezze vitali di cui un adolescente ha bisogno.
L’approfondimento psicologico dei personaggi viene effettuato scandagliando le pieghe più riposte e sottili . Un lavoro di cesello con cui gli autori riescono appieno a restituire nella sua totalità la tragedia interiore del protagonista e la sollecitudine premurosa ma sempre discreta e mai invadente del suo misterioso mentore: il maestro di violino, appunto. Una figura maestosa nella sua semplicità, che si prenderà cura di Marco fino a condurlo all’agnizione: l’unica possibile soluzione a quella che si va gradualmente configurando come una maledizione trasversale che percorre diverse generazioni della stessa famiglia e che trova riscatto nella cura della memoria e nella forza unificante e catartica della musica
La forma è chiara, lineare, armoniosa e risulta tanto più efficace proprio perché vale a rendere stati d’animo tormentati, conflittualità profonde con piglio sicuro che riesce a valorizzare efficacemente l’intensità e la delicatezza dei sentimenti.

SEZIONE SPECIALE
Eredità e attualità di Pier Paolo Pasolini,
uomo artista profeta laico
Premio assoluto a
ALDO RICCADONNA
per il saggio
Briciole scettiche del XX secolo
(Albatros)
Non siamo di fronte a una pregevole opera di saggistica sulla poliedrica personalità di Pier Paolo Pasolini, poeta narratore regista polemista. Siamo di fronte a ben altro: un vero e proprio testo filosofico, un distillato dei pensieri di alcuni esponenti di spicco della cultura del XX secolo, tra cui Pier Paolo Pasolini è a pieno titolo annoverato e di cui Pasolini è in un certo senso considerato sintesi estrema in virtù di una delle sue più geniali intuizioni: la definizione (e connotazione) che egli dà del ‘900 come nuova era della “mutazione antropologica” determinata dall’ imposizione dei nuovi valori omologanti del consumo.
In questa sua opera Aldo Riccadonna assume Pasolini come interprete assoluto del Novecento italiano e lo rende coordinata fondamentale di una speculazione filosofica di taglio trasversale, in cui Pier Paolo Pasolini viene accostato a pensatori del calibro dello scrittore –filosofo Musil, di Jorge Lous Borges, scrittore emblematico del fantastico e dell’immaginario. Ma anche di Marcel Proust, l’autore forse più amato da fenomenologi e psicoanalisti; nonché dell’epistemologo Paul Feyerabend.
Aldo Riccadonna presenta in forma di ‘briciole’ un vero e proprio ‘distillato’ di pensieri che per un verso rimanda a valori, idee, intuizioni canonici per la storia e l’attività della filosofia occidentale; ma che al contempo quei valori, quelle idee, quelle intuizioni rielabora in una speculazione filosofica del tutto originale. L’Autore arriva così a raccogliere sotto il segno dello scetticismo ciò che Pasolini stesso intuisce e più volte dichiara riferendosi al ‘900: “nuova era dell’umanità” che dà inizio al neocapitalismo illuministico e social democratico; vale a dire l’epoca dell’alienazione industriale, percorsa da “ un’ondata di ansia di conformismo”. Con tutte le sue conseguenze devastanti .
Una speculazione, quella di Riccadonna, che si pone volutamente e coerentemente al di fuori degli ambiti di scuole, al di fuori di sistemi e metodi. Ecco che allora la sua indagine, la sua ‘raccolta’ di ‘briciole scettiche’ di certo pensiero del ‘900, portandolo nell’alveo del pensiero dei “moralisti”, lo conduce direttamente a coordinate fondamentali dell’elaborazione filosofica quali possono essere il dubbio, la critica scettica, l’attenzione alla situazione singolare. Coordinate che di volta in volta possono agevolmente ritrovarsi nel pensiero degli autori da Riccadonna considerati, ma che parimenti in ciascuno di essi si raccordano, si sintetizzano per esprimerne il pensiero e le problematiche in ciascuno sollecitate. Proprio in questo segno Pier Paolo Pasolini appare come punto di raccordo della speculazione che l’Autore svolge –come afferma Nestore Pirillo nella sua prefazione- sulla coscienza, il soggetto, l’Io; “un immenso campo di battaglia, scrutato impietosamente e riferito alla filosofia negativa della storia (Adorno, Benjamin) o al mito della storia, evocato con grande acume proprio mediante la poetica di Pasolini e l’analisi strutturalistica di Levi Strauss”.

Premio speciale della Giuria

“LA SCRITTURA COME VALORE”
Conferito a opere che si sono distinte per aver proposto, nell’ambito della XIV edizione del Premio letterario Mondolibro, un importante spazio di riflessione sulla condizione giovanile
Gianmatteo Ercolino, 19 anni , autore del romanzo fantasy Arbalos (Parnaso ed.) che, con scrittura piacevole e pulita, sa proporre in modo del tutto personale un’opera del genere più di tendenza in questo periodo. La particolarità e l’originalità di questo romanzo sta però proprio nel riuscire a preservare e a trasmettere al lettore la spontaneità e il candore tipici di un’età che non sempre oggi riesce a rimanere incontaminata da artifici e complicazioni
Letizia Susi, 16 anni, autrice del romanzo “Tra realtà e fantasia” (Albatros ed.) che, anch’essa con scrittura piacevole e pulita, riesce a fare dell’espressione letteraria un mezzo potente per mettere in evidenza l’importanza capitale dell’amicizia,
dell’amore e della condivisione che è alla base di questi alti valori troppo spesso banalizzati, se non trascurati, nella società odierna.

Mario Relandini, giornalista e scrittore pienamente maturo che,con il racconto inedito intitolato Mamma mia, richiama la riflessione (che vuole essere anche monito) su una realtà in qualche modo speculare rispetto a quella densa di valori rappresentata dai nostri due giovanissimi scrittori: quella di un ragazzo (come purtroppo ce ne sono tanti) che con la sua dipendenza dalla droga distrugge se stesso, la propria vita e la vita di chi gli è più vicino.