Le Ricerche storiografiche


“Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro” (L.Sepulveda)


Sulla scorta di questa importante consapevolezza RICERCHE STORIOGRAFICHE vuol essere uno spazio aperto a esperienze di ricerca, di scrittura e di memoria nel settore della storiografia. Perché ogni esperienza di questo tipo è a priori un contributo importante

  1. per riflettere sui problemi del mondo contemporaneo che trovano indiscutibilmente le loro origini nei fatti storici del passato;
  2. per mettere in luce avvenimenti storici sconosciuti o molto spesso volutamente occultati dai poteri forti che, attraverso la deformazione strumentale o addirittura l’occultamento della verità storica, intendono perseguire il loro scopo più perverso: mantenere le menti nel letargo perpetuo dell’assenza di cultura e di strumenti critici e garantirsi in questo modo il perpetuarsi di una larvata dittatura alimentata dall’indifferenza e dall’inazione di menti private delle “armi” intellettuali della consapevolezza, della critica e del senso civico.



L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
 
Pier Paolo Pasolini    (Vie Nuove n. 36, 6 settembre 1962 )


 
L'UMANITA' HA BISOGNO DI PERSONE CHE TESTIMONINO LA POSSIBILITA' DELLA FRATELLANZA, IN NOME DELLA CONOSCENZA E DELLA RICERCA.
SONO REALISTA, SE VOLETE PESSIMISTA PER IL PRESENTE, CIO' NON TOGLIE CHE BISOGNA TESTIMONIARE E GETTARE I SEMI PER PIANTE CHE FRUTTIFICHERANNO NEL FUTURO. NON E' POSSIBILE DIRE QUANDO.
MA E' IMPORTANTE LASCIARE UN SEGNO, DIRE PAROLE E FORMULARE PENSIERI, VIVERE IN UNA DIMENSIONE DI SEGNO OPPOSTO A QUELLA DELL'ATTUALE IMBECILLITA'. E SOPRATTUTTO NON SCORAGGIARSI.

(Giordano Bruno, 1589)



«Se il mondo fosse monopolio dei pessimisti sarebbe da tempo sommerso da un nuovo diluvio; e se oggi la tragedia sembra inghiottirci, si deve alla malvagità di alcuni, ma soprattutto all’indifferenza della maggioranza.
Il “credo” di troppa gente non ebbe, fin qui, che due articoli: “non vi è nulla da fare”, “tutto ciò che si fa non serve a nulla”.
Quel che importa è che ognuno, secondo le proprie possibilità e facoltà, contribuisca di persona alle molte iniziative di bene, spirituale, intellettuale e morale.
Un mondo nuovo si elabora. Che sia migliore o ancor peggio, dipende da noi».

(Andrea Trebeschi, resistente cattolico bresciano, morto a Dachau)



ODIO GLI INDIFFERENTI  
Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

(morto per mano fascista, e per questo la prima grande vittima della resistenza al regime, vogliamo onorare la resistenza con un atto d'accusa all'ipocrisia oggi dilagante: l'indifferenza uccide.)



Migliorare voi stessi ed altrui: è questo il primo intento ed è la suprema speranza d'ogni riforma, d'ogni mutamento sociale. Non si cangiano le sorti dell'uomo, rintonacando, abbellendo la casa dov'egli abita: dove non respira un'anima d'uomo ma un corpo di schiavo, tutte le riforme sono inutili; la casa rabbellita, addobbata con lusso, è sepolcro imbiancato, e non altro.  
Non dite: l'Umanità è troppo vasta, e noi troppo deboli. Dio non misura le forze, ma le intenzioni.
Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore... che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, che li vincoli ai loro fratelli senza farli dipendenti dall'idea d'un solo o dalla forza di tutti. E questo principio è il DOVERE.

Giuseppe Mazzini,  dal libro  " I doveri dell'uomo", 1860



"Se ragioniamo, il nostro interesse e quello della "cosa pubblica" insomma, finiscono per coincidere. Appunto per questo dobbiamo curarla direttamente, personalmente, come il nostro lavoro più delicato e più importante. Perché da questo dipendono tutti gli altri le condizioni di tutti gli altri. Se non ci appassioniamo a questo, se noi non lo trattiamo a fondo, specialmente oggi, quella ripresa che speriamo, a cui tenacemente ci attacchiamo, sarà impossibile. Per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma cominciamo a guardare in noi, e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere! "

Giacomo Ulivi, 19 anni, fucilato dai nazifascisti il 10 novembre 1944 a Modena in Piazza Grande



"Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre."

Pier Paolo Pasolini

(dal Corriere della sera, 9 dicembre 1973)



Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare.

(Bertold Brecht)



"Crescete come buoni rivoluzionari. Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario "

Che Guevara, in una lettera ai figli negli ultimi anni



"...Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come il desiderio, la paura, l'insicurezza, l'ingordigia, l'orgoglio, la vanità... Dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i nostri figli ad essere onesti, non furbi. È il momento di uscire allo scoperto; è il momento di impegnarsi per i valori in cui si crede.
Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale, molto più che con nuove armi."

- Tiziano Terzani, "Lettere contro la guerra"