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Editoriale
Abbiamo da poco superato i primi dodici anni di attività.
Dodici anni sono tanti, per un’organizzazione culturale come la nostra, ma sono un battito di ciglia a fronte del corso della storia. E a fronte soprattutto di questi ultimi anni, che hanno visto cambiamenti veramente epocali: dalla ormai consolidata globalizzazione, che ha di fatto diviso il mondo in due (l’Occidente opulento e il Terzo Mondo, ovvero i Paesi perennemente “in via di sviluppo”...) ai cambiamenti climatici che mettono a serio rischio l’ambiente in cui viviamo. E poi l’11 settembre 2001, con le sue conseguenze disastrose:
- l’accentuarsi di un’altra divisione del mondo tra un Occidente depositario della cosiddetta “civiltà” e un Islam spesso troppo facilmente (e troppo superficialmente) bollato come arretrato e oscurantista,
- il permanere di uno stato di guerra costante in molte parti del mondo,
- l’inasprirsi di conflitti già in atto sullo scenario politico mondiale,
- l’inizio di nuove guerre, magari sotto il segno della “civiltà” e della “democrazia” da esportare e mantenere a suon di bombe nei paesi che ancora, secondo noi, non conoscono la nostra “civiltà” e la nostra “democrazia”. Ma che purtroppo conoscono molto bene le bombe che dovrebbero portargliele... Strano però che l’interesse “umanitario”, dell’Occidente, modello e esportatore di “civiltà”, non si rivolga mai ai conflitti annosi e interminabili che da decenni insanguinano e logorano le zone più povere del mondo. Si rivolge invece sempre e puntualmente là dove ricadono interessi economici e strategici dell’Occidente faro di “civiltà”.
- le “missioni di pace” sotto il controllo della NATO che, proprio nelle zone prescelte, valgono a mantenere una sorta di stato di guerra permanente, con il suo portato di attentati e di azioni terroristiche che mietono vittime non solo tra i militari delle missioni di pace ma anche e soprattutto tra la popolazione civile.
Avvenimenti epocali, tragedie collettive, drammi personali di fronte a cui le nostre coscienze restano sbigottite. E di fronte a cui ci si sente completamente impotenti, completamente privati come siamo della pur minima possibilità di incidere sul corso impazzito della storia. Non soggetti, quindi, ma oggetti. Semplicemente oggetti.
Una domanda sorge allora, spontanea e amara: non ci resta che assistere passivi a tutto questo? Ma davvero non c’è proprio niente che possiamo fare?
La risposta pare scontata. Perché troppo alta è la posta in gioco. Sono troppi gli interessi dei padroni del mondo, troppi i giochi di potere in atto, troppi i profitti e i tornaconto che i padroni del mondo non accetterebbero mai di perdere. Non importa se il prezzo di tutto ciò da troppo tempo ormai si sta pagando in vite umane. Penso alla ex Yugoslavia, alle guerre infinite in Africa, ai genocidi, alle pulizie etniche, ai Territori occupati, all’Afganistan, all’Iraq. Tanto per citare solo le situazioni di cui i nostri mass media ci fanno arrivare notizie, più o meno pilotate.
Eppure io credo che ognuno di noi possa dare un suo contributo.
Non è solo una trovata promozionale il nostro motto:
Il valore della Scrittura – La scrittura come Valore.
Sì, perché io credo fermamente che la Scrittura, nel senso più alto del termine, abbia potenzialità non indifferenti: scrivendo noi possiamo proporre problematiche, approfondirle, farle conoscere, creare opportunità di consapevolezza, di coscienza civile, di dibattito. Penso alla letteratura ‘militante’ di Emile Zola, penso all’opera ineguagliabile di Pier Paolo Pasolini, tanto per fare solo due nomi esemplari.
Sono questi i fari che dovrebbero illuminare il percorso di ognuno di noi, sono questi i modelli a cui dobbiamo guardare noi che scriviamo. Perché la Scrittura non può e non deve essere disgiunta dall’impegno civile. Anzi, deve esserne strumento e veicolo.
Importante in quest’ottica è quindi richiamare l’attenzione anche e soprattutto su quei temi di cui i poteri forti si appropriano o che lasciano volutamente a margine per distogliere una potenziale attenzione che potrebbe diventare proprio quella consapevolezza civile e quella coscienza critica che essi più temono. E’ necessario quindi non lasciarsi sfuggire queste opportunità di riflessione e di crescita. Dobbiamo continuare a proporre problematiche, ad approfondirle, a farle conoscere. Dobbiamo continuare a creare opportunità di consapevolezza, di coscienza civile, di dibattito.
Proprio in quest’ottica abbiamo voluto dedicare la sezione speciale della XIII edizione del Premio Mondolibro al tema dell’Unità d’Italia. Un argomento di cui troppo poco si parla perfino nella ricorrenza del 150° anniversario.
Ma quale Italia a 150 anni dall’Unità?
Un’occasione opportuna per richiamare l’attenzione su questo problema, auspicando che venga considerato e affrontato sotto un profilo diverso da quello scontato e prevedibile delle celebrazioni ufficiali, secondo uno spirito alternativo rispetto alla facile retorica di circostanza refrattaria all’approfondimento critico.
E’ quindi con questo auspicio che presento i nostri nuovi spazi:
Punto di incontro.
Ricerche storiografiche
Punto di incontro si articolerà in tre ‘rubriche’:
- interventi letterari
spazio aperto a critica letteraria, racconti, poesie;
- dibattiti culturali,
articoli d’opinione su argomenti di attualità;
- solidarietà, link aggiornati sulle attività di organizzazioni impegnate in attività solidali e sociali in Italia e all’estero.
Ricerche storiografiche
Uno spazio dedicato a esperienze di ricerca e di scrittura per ribadire l’importanza capitale del sapere storiografico, inteso come opportunità di studio e di riflessione sui fatti storici che sono alla base delle condizioni e dei problemi del mondo contemporaneo.
Importanza tanto più significativa in un contesto come quello attuale, caratterizzato da una pericolosa regressione culturale in cui si assiste al costante tentativo dei poteri forti di occultare, stravolgere, “addomesticare” la comprensione della storia per favorire il sonno delle menti e il silenzio indifferente di chi, privato degli strumenti necessari alla comprensione critica della realtà attuale, finisce per crogiolarsi in una devastante indifferenza.
L’incubazione è stata lunga, ma siamo giunti infine a conseguire le condizioni ottimali per proporre dei nuovi spazi on line che concentrino in sé le iniziative che stiamo portando avanti, ma che intendono proporsi anche come una sorta di forum permanente aperto per illustrare tematiche di impegno civile e dibattere problemi che interessano tutti noi, cultori di letteratura, di critica storiografica, di teatro e di musica.
Forum permanente che, a partire dai prossimi mesi, si svolgerà anche attraverso incontri periodici.
E’ quindi con immenso piacere che, dando l’annuncio ufficiale di queste nostre nuove iniziative, invito tutti coloro che mi stanno leggendo a entrare a far parte del nostro gruppo per poter tenere sempre vivo un intelligente dibattito culturale e di impegno civile di cui i nostri spazi aperti Punto di incontro e Ricerche storiografiche intendono essere da adesso in poi veicolo privilegiato.
Vi aspetto!
M.G.G.
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