MATRICOLA N.20478

 

         PRESENTAZIONI    RECENSIONI                               COMMENTI

 

Dibattito sul carcere

Presentazione del libro “Matricola 20478″ e dibattito sul carcere con l’autrice Maria Grazia Greco, con Jessica de Palo e con Luigi Winkler

Venerdì  27  febbraio   alle  ore 19.00

presso ALEXIS Occupato                               Via Ostiense n.124

alla fine cena sociale alla trattroriot   “dar Greco”

 

 

Contro carceri e carcerieri

Nel quadro dell’evento “Contro carceri e carcerieri”

Sabato 21 febbraio,  ore 19  presso  il Cantiere di rigenerazione urbana Spin Time

(all’interno dello spazio occupato di Santa Croce)    Via Statilia n.15     

(Metro Manzoni)

si terrà la presentazione di due libri:

Nicola Valentino   L’ergastolo dall’inizio alla fine. 

                                        Sensibili alle foglie, 2009

Maria Grazia Greco   Matricola n. 20478 – Il carcere che                                              si prende la vita.       Sensibili alle foglie, 2014

In allegato la locandina con gli altri eventi della serata.

 

matricola n.20478 Casalbertone

 

 

Attribuzione del Marchio della Microeditoria di Qualità

all’opera Matricola 20478 di Maria Grazia Greco

 

 Concorso per l’attribuzione del Marchio  della Microeditoria di   Qualità       Edizione 2014

Realizzato e promosso dall’Associazione L’Impronta e dal Sistema Bibliotecario Sud Ovest Bresciano,  in collaborazione con il Comune di Chiari, il patrocinio della Provincia di Brescia e della Regione Lombardia, Consiglio Regionale della Lombardia e della Consigliera provinciale di Parità.   

In Italia sono molte le case editrici piccole e medie, che mandano in stampa meno di 100 titoli all’anno, in termini di numero di editori si tratta della fetta più ampia del panorama editoriale italiano, che però spesso non riesce ad essere conosciuta e valorizzata come dovrebbe. Da qui la decisione di promuovere un MARCHIO che possa aiutare i lettori a individuare i migliori prodotti editoriali.

La selezione dei libri avviene grazie alle decisioni di una giuria qualificata e alle schede compilate dagli utenti delle biblioteche della Rete Bibliotecaria Bresciana.

Alle migliori opere di ogni categoria ( Narrativa –  Poesia – Saggistica – Bambini e ragazzi) verrà assegnato il MARCHIO di qualità.

In occasione della XII Rassegna della Microeditoria Italiana*,  che si terrà a Chiari (Bs) nei giorni 7 –8 – 9  novembre 2014, verranno proclamate le opere di ragguardevole livello che hanno ottenuto il Marchio Microeditoria di Qualità, per il loro valore contenutistico, stilistico ed editoriale.

Per la SEZIONE POESIA è stato attribuito il MARCHIO Microeditoria di Qualità, alle seguenti opere:

Fara – Il pittore di parole – Marco Fratta

Fara – Senza fiato 3 – Guido Passini

SEF – Vita, giustizia degli occhi miei – Walter Rossi

Damocle – Poesie – Elisabeth Siddal

Damocle – Nell’osso – Elisa Biagini

Valentina – Passio – Maria Bernabei Amato

Edizioni REI – L’arcobaleno nel calamaio – Laura Chiarina

Sensibili alle foglie – Matricola n. 20478 – Maria Grazia Greco

Kimerik – Il mio mondo – Remo Valitutto

 

www.rassegnamicroeditoria.it

 

RIVISTA A

 

 

 

Carcere,  la Costituzione vuole umanità e rieducazione:   come è realizzabile?

Il libro-denuncia di Maria Grazia Greco

Filippo Piccione

Il carcere è un argomento (un problema) che in Italia viene affrontato a corrente alternata. Se ne parla (animatamente e animosamente) in presenza di provvedimenti, quasi sempre discutibili, di amnistia o d’indulto o di misure urgenti “svuota carceri” sotto l’effetto dell’emergenza. Soltanto en passant la questione viene esaminata dal punto di vista delle condizioni degradanti in cui vivono gli “ospiti” degli istituti penitenziari. Da qualche tempo se ne sta occupando la Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale dovrà pronunciarsi il prossimo 28 maggio a seguito di un ricorso presentato da tremila detenuti per la situazione “disumana” in cui sono costretti a scontare la loro pena.
Maria Grazia Greco con un suo libro-denuncia (“Matricola N. 20478 – Il carcere che si prende la vita”) vuole attirare l’attenzione su un tema su cui si misura il grado di civiltà di una nazione. Sebbene siano pochi coloro che negano che i reclusi possano reggere alla durezza e all’insopportabilità dell’attuale sistema detentivo, nessuno si chiede fino in fondo quali drammi si vivono al suo interno. I casi di suicidio, dovuti al trattamento inumano e degradante inflitto ai ristretti nelle strutture carcerarie, sono più di quanti la cronaca riesce effettivamente a riferire. Su 99 deceduti nel 2013, 24 sono morti per malattia, 47 per suicidio, 28 per motivi che devono essere accertati. Le morti di cui “nessuno sa nulla, nessuno ne parla e nessuno può parlarne”, inevitabilmente rendono tutto più opaco e inquietante e segnalano la drammatica sconfitta dello Stato di diritto.
Perché si può morire di carcere e si muore in carcere? Semplicemente perché ogni recluso trascorre quotidianamente 22 ore in una cella di dimensioni ridotte, tre metri quadrati a testa, finestre da dove non passa la luce, docce con poca o senza acqua calda. La maggior parte di loro convive con altre 5-6 persone adulte, senza fare assolutamente niente, in attesa solo di uscire in un angusto cortile per le 2 ore giornaliere di aria. Lo scopo di questo libro è quello di chiedere un sostegno ampio e convinto all’atto d’accusa che l’autrice rivolge alla struttura carceraria italiana al fine di evitare che l’iniziativa di Greco finisca, come altre analoghe rivendicazioni, nel dimenticatoio. “Un’istituzione che sostanzialmente, tranne alcune eccezioni e nonostante l’impegno serio e responsabile di non pochi addetti ai lavori – alcuni direttori illuminati, docenti e operatori penitenziari all’altezza del compito – viola di fatto l’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. I ricorsi davanti alla Corte europea, destinati ad aumentare, muovono dall’assunto che i detenuti sono stati ristretti in deroga ai principi di tutela e del rispetto dell’individuo. In larga parte ciò dipende dal sistema così come è congegnato ma molto anche dal sovrannumero degli stessi reclusi. La capienza attuale dei penitenziari italiani è di 47 mila posti, mentre coloro che devono scontare la pena sono 65.726. In questi 18 mila e passa unità, 8.589 reclusi sono definitivi, il resto in attesa di giudizio. Una cifra considerevole se rapportata ai detenuti che scontano la pena per aver assunto o ceduto modiche quantità di hashish e marijuana. Costoro non hanno un trattamento diverso rispetto agli altri delinquenti comuni o agli affiliati alla malavita organizzata.
L’autrice ha lavorato come docente a Rebibbia nell’anno scolastico 2009-2010. Le è stato assegnato il reparto G 12 AS “Alta Sicurezza”, quello dove sono reclusi mafiosi, camorristi, ‘ndraghetisti, narcotrafficanti, qualche ergastolano, il cosiddetto “fine pena mai”, e il reparto speciale G 9, riservato a coloro che devono rimanere divisi per aver commesso reati di pedofilia, stupro, guardie ‘infedeli’. Per tutti Maria Grazia Greco  –  che non vuole sminuire la portata, la gravità e l’efferatezza di certi crimini e tanto meno indulgere alla commiserazione o al pietismo – invoca l’applicazione della norma costituzionale. L’obiettivo, istituzionale, che anche lei intendeva raggiungere era il reinserimento del detenuto nella società, una volta scontata la pena e dopo aver compiuto un percorso di studi. Quando le dicevano che tutto questo si sarebbe tramutato in favole! chiacchiere! e balle! non voleva crederci. Ma poi ha dovuto ricredersi avendo constatato giorno dopo giorno che l’ordine carcerario, così com’è e così come viene concepito, non può fare altro che “mortificare, disumanizzare, spersonalizzare, ‘denudare’ il detenuto”.
Per tutti basta far parlare la matricola n. 20478, chiuso in cella per un reato non molto grave. “Cinque dita di inchiostro di chi non ha, di chi non deve avere più dignità: detenuto, carcerato, snaturato, recluso. ‘Se questo è un uomo’, questo non è più Francesco… non più.  Il processo di spersonalizzazione pianificata è già iniziato, è già in atto”.  L’ultima aspirazione di Francesco è la seguente:  “Che almeno qualcosa di me si possa salvare. Per me stesso. Per Anna mia. Per quando sarà”.

19-04-2014

Da Pontediferro   –  Settimanale   –   Notizie dal Municipio XV – Voci dal quartiere Marconi di Roma  –  Anno X  (pontediferro.org)

 

casetta rossa x 22 maggio

 

da SCUP OK x INVII

 

     

 

matricola20478 x Borghesiana

 

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