Landays per denunciare violenze e soprusi contro le donne

“I landais sono una forma di poesia breve , popolare e antica che le donne afghane utilizzano in segreto per denunciare le violenze e i soprusi a cui sono sottoposte. Landays –o landai- è un distico in cui il primo verso è di nove sillabe, il secondo di tredici. Ma non vi è rigidità nel comporre. La poesia semplice, comprensibile a tutti e che tutti possono scrivere, è certo uno dei mezzi più potenti e liberi per dare messaggi immediati, forti, che si fissino nelle menti in modo indelebile. Con la poesia si sono fatte conoscere nel mondo le lotte dei popoli oppressi, si sono tramandate per secoli le storie delle genti dimenticate. Un amico poeta, Marco Ribani, ha pensato alla possibilità che i landai vengano usati “come arma internazionale di denuncia delle donne contro la società maschilista e le violenze famigliari”: io credo che la sua intuizione sia preziosa. La violenza sulle donne è un fatto di inciviltà insopportabile. È il frutto della volontà cieca dell’uomo che vuole sopprimere la voce delle donne e la loro partecipazione alla vita attiva e alle decisioni comuni. Il patriarcato sta mostrando il peggio di sé sia a livello privato che pubblico. Ora se questo mezzo così semplice può essere la trama che unisce le voci delle donne sulla terra e dà loro potenza formando un’unica tela, partiamo da là, dalle donne afghane – così terribilmente provate – e facciamo girare questo messaggio senza stancarci, coinvolgendo amici, associazioni, istituzioni, giornali, blog, rete. E gli uomini, perché sono loro prima di tutto che debbono cambiare.” (Vittoria Ravagli)

Basta fermarsi anche solo per un attimo a riflettere sulle poche, aride, terrificanti cifre che non riguardano le condizioni di vita e il destino delle donne di paesi come per esempio l’Afghanistan, ma aprono invece uno spaccato inquietante su uno dei Paesi che si definisce tra i più avanzati dell’Occidente: l’Italia, dove la violenza è ancora oggi la prima causa di morte per le donne, dove un milione di donne ha subìto violenza negli ultimi dodici mesi.

Non c’è bisogno di addentrarsi in lande abbandonate o di percorrere strade solitarie di sera, non c’è bisogno di sostare di notte nelle stazioni della metropolitana o di trovarsi su un mezzo pubblico in ore non di punta.

Non c’ bisogno di trovarsi in uno di questi posti ‘a rischio’ che nessuno controlla.  La violenza spesso si nasconde in luoghi per eccellenza sicuri, protetti: tra le mura di casa ma anche  nei luoghi di lavoro.

Far sentire la propria voce denunciando, scendendo in piazza ma anche scrivendo è essenziale, se davvero vogliamo contribuire a sconfiggere un fenomeno che è senz’altro indicativo della barbarie che si nasconde (ma neanche poi tanto) tra le pieghe di una società come la nostra, per definizione     civile e avanzata.

Un fenomeno che è segno dell’aggravarsi di un imbarbarimento già da tempo in atto nella nostra società.

Fermarlo dipende anche da noi.         (M.Grazia Greco)

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