Giuseppe Mazzini

GIUSEPPE MAZZINI

Ah, come poco indovinano gli uomini le condizioni dell’anima altrui, se non la illuminano, ed è raro, coi getti di un amore profondo.

“L’anima mi s’abbevera di tristezza, pensando al povero Popolo d’Italia, buono ma ineducato—d’onde mai avrebbe esso potuto desumere educazione? e, come tutti i Popoli ineducati, facile ai traviamenti, ai subiti sconforti, al dubbio su tutti e su tutto. Come insegniamo noi a questo Popolo—del quale usiamo, a modo d’arme democratica, il nome, lasciandolo senza voto, senz’armi, senza ajuti economici— la sua vita futura, la vita italiana, la vita della fede, dell’amore, dell’entusiasmo, del culto morale ai principî, al Giusto, al Vero, alla Libertà? Ove sono i suoi capi, gli uomini ch’esso s’era avvezzo a considerare, non solamente come apostoli d’insurrezione, ma come sacerdoti di rigenerazione morale, d’un santo concetto di sacrificio e costanza? Per venti, per trent’anni predicarono ad esso con noi che la salute d’Italia non scenderebbe nè da principi nè da papi, ma dalle forze associate del Paese, dalla coscienza del Diritto, dalla religione del Dovere, dalla persistenza nell’Azione; oggi predicano inerzia, sommessione, fiducia illimitata nel principe, l’ateismo del lasciar fare a chi spetta. Predicarono non dovere un Popolo, che vuol farsi Nazione, sperare dallo straniero; non dovere un popolo, che vuol farsi libero, affratellarsi colla tirannide: oggi additano, perno di emancipazione nazionale e di libertà,l’alleanza col monarca straniero che affogò nel sangue la libertà della propria.
Oh! qual criterio morale, qual senso di verità, quale idea di dovere può formarsi, con siffatti esempî sugli occhî, questo Popolo infante? Chi potrà impedire ch’esso non cada nell’indifferenza, nella pratica dello scetticismo, in uno sconforto supremo d’uomini e cose? Chi salverà l’anima dell’Italia nascente dai vizî di diffidenza, d’egoismo e di ipocrisia che disonorano le Nazioni morenti?Questa religione dell’anima dell’Italia, questo problema morale, che è supremo per me, questo vincolo di Dovere, che ci chiama tutti ad essere Educatori dei primi passi della Nazione e sacerdoti dell’Avvenire, furonoe sono, pur troppo, dimenticati da voi.
Il Vero! L’Italia nascente non chiede se non quello, non può vivere senza quello. L’Italia nascente cerca in oggi il proprio fine, la norma della propria vita nell’avvenire, un criterio morale, un metodo di scelta fra il bene e il male, tra la verità e l’errore, senza il quale non può esistere per essa responsabilità, quindi non Libertà. Secoli di schiavitù, secoli di egoismo, unica base all’esistenza dello schiavo, secoli di corruzione, lentamente e dottamente instillata da un cattolicismo senza coscienza di missione, hanno guasto, pervertito, cancellato quasi l’istinto delle grandi e sante cose, che Dio pose in essa. E voi intendete a educarla, insegnandole che un principio, il principio della sua vita, dipende da un interesse, l’interesse dinastico. L’Italia nascente ha bisogno di fortificarsi acquistando conoscenza dei proprî doveri, della propria forza, della virtù del sacrificio, della certezza di trionfo che è nella logica: e voi le date una teorica d’interessi, d’opportunità, di finzioni; un machiavellismo male inteso e rifatto da allievi ai quali Machiavelli, redivivo, direbbe: io aveva dinanzi la sepoltura, voi, stolti, la culla d’un Popolo. L’Italia nascente ha bisogno d’uomini che incarnino in sé quel Vero nel quale essa deve immedesimarsi; che lo predichino ad alta voce, lo rappresentino negli atti, lo confessino, checchè avvenga, fino alla tomba: e voi le date l’esempio d’uomini che dicono e disdicono, giurano e sgiurano, troncano a spicchî la verità, protestano contro i suoi violatori, e transigono a un’ora con essi. Così preparate al giogo del primo padrone straniero o domestico, che vorrà inforcarla di tirannide una Italia fiacca, irresoluta, sfiduciata di sè stessa e d’altrui, senza stimolo di onore e di gloria, senza di
religione di verità e senza coraggio di tradurla in opera.”

Giovanni Belardelli
Giuseppe Mazzini,  1864
ed. Il Mulino  2010,
L’azione politica e le idee di Giuseppe Mazzini (1805-1872) contribuirono in maniera decisiva alla nascita dello Stato italiano anzitutto affermando l’idea (per nulla scontata all’epoca) che l’Italia dovesse essere “una” dalle Alpi alla Sicilia. Membro inizialmente della Carboneria, la sua attività cospirativa lo costrinse a rifugiarsi a Marsiglia, dove organizzò nel 1831 la Giovine Italia, allo scopo di unire gli stati italiani in un’unica repubblica. Dopo il fallimento dei moti del 1848-49, e la breve esperienza della Repubblica romana, la maggioranza dei patrioti italiani si allontanò dagli ideali repubblicani mazziniani e vide in Vittorio Emanuele II e Cavour le uniche guide possibili del movimento di unificazione. Considerato a lungo come il grande sconfitto del Risorgimento, Mazzini in realtà è l’influente vate di gran parte delle culture politiche del paese, il cui lascito ideale è tra i più pervasivi e duraturi. Dal repubblicanesimo al socialismo, dal fascismo e la resistenza all’oggi la forte carica moralistica associata alla lotta politica contraddistingue tuttora tutte quelle posizioni che “mazzinianamente” individuano “un’altra Italia” composta da minoranze virtuose che devono rigenerare moralmente gli italiani.